![]() A Trento l’intervento del presidente del comitato “Società civile per il No”: «Non è uno scontro tra magistrati e governo, ma una scelta che riguarda l’equilibrio dei poteri» Il referendum del 22 e 23 marzo non è una disputa tra categorie né un passaggio legato alla stabilità del governo. In gioco, secondo Il referendum del 22 e 23 marzo non è una disputa tra categorie né un passaggio legato alla stabilità del governo. In gioco, secondo Giovanni Bachelet, c’è qualcosa di molto più profondo: la tenuta stessa della Costituzione italiana. Intervenendo a un’iniziativa pubblica a Trento, il presidente del comitato “Società civile per il No” ha invitato i cittadini a guardare oltre la contrapposizione politica che ha accompagnato il dibattito nelle ultime settimane. «La posta in gioco non è una bega tra magistrati e governo o tra magistrati e avvocati – ha affermato – e non riguarda nemmeno la stabilità dell’esecutivo o i risultati delle prossime elezioni. Ciò che è davvero in discussione è l’equilibrio costituzionale del Paese». Bachelet ha richiamato anche le radici storiche di quell’equilibrio, costruito nel secondo dopoguerra e difeso nel corso dei decenni. «È un sistema di pesi e contrappesi conquistato con il sangue dei partigiani e preservato anche grazie al sacrificio di sindacalisti, giornalisti, politici, poliziotti, carabinieri e magistrati caduti sotto i colpi del terrorismo e della mafia», ha sottolineato. Per quasi ottant’anni, ha ricordato il professore, la Costituzione ha rappresentato una garanzia per i diritti dei cittadini: dalla tutela della salute e del lavoro fino all’istruzione, alla difesa delle minoranze e alla protezione dell’ambiente. «Ora – ha concluso – spetta a ciascuno di noi difendere la Costituzione. Per questo è importante votare No».
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Referendum sulla giustizia, Bachelet: «In gioco la tenuta della Costituzione»
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