![]() L’interrogazione in Provincia solleva dubbi sulla fase sperimentale del modello per la cura a casa degli anziani: criteri di accesso, risorse limitate e timori per chi assiste da tempo familiari fragili senza adeguato sostegno In Trentino il nuovo modello di assistenza a domicilio per le persone anziane finisce al centro del dibattito politico per il rischio di una frattura tra chi entrerà per primo nel sistema e chi, invece, è già seguito da anni dai servizi sociali. A sollevare le criticità è un’interrogazione presentata dalla consigliera del Partito Democratico Francesca Parolari, che interviene sull’avvio della fase sperimentale prevista dalle “linee guida” approvate dalla Giunta provinciale lo scorso settembre per rafforzare il sostegno alla permanenza degli anziani nelle proprie case. Secondo quanto evidenziato, la sperimentazione – che durerà due anni – punta soprattutto sui nuovi ingressi nel sistema, valutando il successo del progetto in base al numero di nuovi utenti presi in carico da Spazio Argento, il servizio dedicato all’assistenza sul territorio. Una scelta che, però, secondo l’interrogazione, rischia di lasciare indietro le situazioni più difficili e già consolidate. Da una prima lettura del modello emergerebbe infatti una maggiore attenzione ai casi recenti e meno complessi, a scapito delle persone con bisogni di lunga durata e condizioni più delicate. Tra le preoccupazioni sollevate c’è anche quella delle famiglie che da anni si occupano dei propri cari anziani. Molti di questi familiari, spesso donne tra i 45 e i 64 anni, rientrano nella cosiddetta “generazione sandwich” e avrebbero già dovuto ridurre o abbandonare il lavoro per dedicarsi all’assistenza quotidiana, arrivando oggi a situazioni di forte affaticamento. Un altro nodo riguarda le risorse: la sperimentazione verrà avviata utilizzando gli stessi fondi già destinati alle Comunità e al Territorio Val d’Adige, senza stanziamenti aggiuntivi. Questo, secondo le criticità evidenziate, potrebbe significare che il miglioramento dei servizi per i nuovi beneficiari avvenga a scapito di chi è già seguito. Nel documento si sottolinea infatti il rischio che “ci sarà chi andrà a stare molto meglio e chi ancora peggio”. L’interrogazione chiede chiarimenti sui criteri di accesso alla sperimentazione, sulle ragioni dell’esclusione dei casi già in carico e sull’effettiva capacità del modello di garantire pari qualità di assistenza. Tra i dubbi anche quello sull’impostazione degli indicatori di valutazione, basati soprattutto sui numeri dei nuovi ingressi: un approccio che, secondo i firmatari, potrebbe premiare la quantità delle prese in carico più che la qualità dell’assistenza, soprattutto nei casi di persone con più problemi di salute. Infine, viene sollevato il tema del rischio di ricovero in strutture residenziali per anziani come unica alternativa per le situazioni più gravi non incluse nella sperimentazione, andando così in direzione opposta rispetto all’obiettivo dichiarato di rafforzare la permanenza a casa. “Non si può permettere che la ricerca di un nuovo modello diventi un’ancora di salvezza per pochi e una condanna all’isolamento per chi, da anni, garantisce la cura dei nostri anziani ai limiti delle proprie forze”, conclude la consigliera Parolari. |
In Trentino il nuovo sistema di assistenza domiciliare rischia di creare due corsie diverse tra nuovi utenti e anziani già seguiti da anni
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