Sanità trentina al collasso digitale: Pronto Soccorso paralizzati, istituzioni sparite, cittadini senza assistenza

Read Sanità trentina al collasso digitale: Pronto Soccorso paralizzati, istituzioni sparite, cittadini senza assistenza on Trentino24

Blackout informatico nella notte: curati solo i casi gravi, mentre Asuit scarica colpe e l’assessore si limita alle scuse

Tra le 20 di giovedì e l’1 della notte successiva, i pronto soccorso della provincia di Trento sono finiti di fatto in emergenza operativa. Non per un maxi-afflusso o un evento straordinario, ma per il blocco del nuovo sistema informatico di gestione dei pazienti. Un crash che ha paralizzato l’organizzazione e costretto il personale a lavorare in condizioni limite, riducendo l’assistenza ai soli casi più gravi.

Il risultato è stato netto: codici rossi presi in carico, tutto il resto rimandato indietro. I cosiddetti codici bianchi, ovvero cittadini con necessità non urgenti ma comunque legittime, sono stati respinti.

E qui si apre il punto politico. Perché di fronte a un disservizio così grave, la risposta delle istituzioni è apparsa debole, tardiva e insufficiente. I vertici dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trento (Asuit) hanno parlato genericamente di “accertamenti in corso”, indicando come possibile responsabile la ditta fornitrice del software. Una linea già vista da gennaio di quest'anno ad oggi: scaricare verso l’esterno, senza chiarire cosa non abbia funzionato nei controlli, nei test e nella gestione del sistema.

Ancor più evanescente l’intervento dell’assessore provinciale Mario Tonina, che si è limitato a chiedere scusa per i disagi. Nessuna presa di posizione forte, nessuna indicazione concreta su verifiche, responsabilità o eventuali conseguenze. In una notte in cui il sistema di emergenza ha retto solo a metà, la politica è sembrata restare alla finestra.

Eppure il nodo è evidente: un pronto soccorso che dipende totalmente da un software, senza adeguati piani alternativi, è un sistema esposto. Il fatto che si sia dovuto “spegnere” tutto ciò che non era emergenza assoluta dimostra che i protocolli di backup, se esistono, non sono stati sufficienti. O peggio, non erano pronti.

La questione non è solo tecnica. È una questione di fiducia. Perché quando un cittadino si presenta in pronto soccorso e viene rimandato a casa non per mancanza di medici, ma per un blocco informatico, il problema diventa strutturale. E le risposte non possono fermarsi ad un comunicato breve e poco esaustivo e rispettoso nei confronti dei cittadini e dei pazienti:

"A causa di un problema informatico di esclusiva competenza della ditta produttrice dell’applicativo di pronto soccorso, nella serata di ieri si è verificato un blocco del gestionale. La piena operatività del sistema è stata ripristinata all’una di questa notte e al momento i sistemi di pronto soccorso sono tutti operativi. Il blocco informatico è avvenuto ieri sera attorno alle ore 20 e ha comportato rallentamenti nell’operatività dei pronto soccorso della provincia. Durante il fermo sono state attivate le procedure sostitutive per la gestione dei pazienti. Il fornitore del servizio ha ripristinato l'operatività del sistema alle ore una di questa notte, attualmente non si riscontrano altre criticità né perdita di dati. Sono in corso accertamenti per stabilire la causa all’origine del disservizio. Asuit si scusa per i disagi arrecati all’utenza evidenziando che i pazienti sono stati avvisati dell’allungamento dei tempi di attesa, soprattutto dei codici non urgenti a cui è stato suggerito di tornare in un secondo momento in pronto soccorso."

Servono chiarimenti veri: chi ha validato il sistema? È stato testato adeguatamente prima dell’attivazione? Quali penali sono previste per il fornitore? E soprattutto: cosa succederà la prossima volta?

Il rischio, oggi, è che tutto si chiuda con un rimpallo di responsabilità e qualche dichiarazione di circostanza. Ma una sanità che va in tilt per un software e una politica che non incalza né pretende risposte rischiano di lasciare il problema intatto.

E la prossima notte, potrebbe non finire allo stesso modo.