Medicina di base in affanno: poche candidature, territori scoperti

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Al bando per 63 incarichi rispondono in 12, molti ancora in formazione. Cresce il rischio di carichi eccessivi e servizi meno capillari

Il concorso per rafforzare la rete dei medici di famiglia si chiude con numeri ben lontani dalle attese. A fronte di 63 zone carenti individuate dall’azienda sanitaria, le domande presentate sono state appena 12. Un dato che, già di per sé critico, si ridimensiona ulteriormente se si considera che sette candidati sono ancora iscritti al corso di formazione in medicina generale.

Tradotto: anche nella migliore delle ipotesi, la copertura resterà largamente insufficiente. Limitando l’analisi ai soli medici già pienamente operativicinque in tutto — la percentuale di scopertura sfiora la totalità delle aree interessate. E anche i candidati in formazione, pur rappresentando una risorsa, non possono ancora garantire gli stessi livelli di assistenza dei colleghi più esperti.

L’azienda sanitaria assicura che nessun cittadino resterà senza medico di base. Ma la soluzione, ancora una volta, passa dall’aumento del numero massimo di assistiti per ogni professionista. Una risposta che tamponerebbe l’emergenza sul piano formale, ma che rischia di tradursi in ambulatori più affollati, tempi di attesa più lunghi e una pressione crescente sul sistema, con possibili ricadute anche sui pronto soccorso.

La carenza è diffusa su tutto il territorio provinciale: dai centri urbani alle valli, senza distinzioni. Un segnale evidente di una difficoltà strutturale nell’attrarre nuovi medici, nonostante gli strumenti messi in campo negli ultimi anni, come le Case della comunità.

A pesare è anche il progressivo invecchiamento della categoria. Nei primi mesi del 2026 si contano già 19 pensionamenti, un numero destinato ad aggravare ulteriormente il divario tra medici disponibili e bisogni della popolazione.

Il confronto con le aspettative della vigilia è netto. Solo pochi mesi fa, dopo un bando straordinario, si parlava di segnali positivi. L’esito dell’ordinario racconta invece una realtà diversa: il sistema fatica a rinnovarsi e a rendere attrattiva una professione sempre più gravosa.