Limarò, lavori sulla diga nel mirino: chieste garanzie su impatto ambientale e turismo sostenibile

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Interrogazione in Provincia sui cantieri previsti nell’area della forra: dubbi su impatto ambientale, taglio di boschi e nuovi servizi turistici in una zona molto delicata

Preoccupazione per l’equilibrio ambientale di una delle aree più suggestive del Trentino, con possibili ricadute anche sui territori limitrofi affacciati sul Lago di Garda, frequentati da molti visitatori ogni anno. Tre consigliere provinciali del Trentino, Michela Calzà, Paola Demagri e Lucia Coppola, hanno presentato un'interrogazione sui lavori programmati da Hydro Dolomiti Energia nella zona del Limarò, lungo il fiume Sarca.

Al centro della questione c’è il progetto legato alla diga di Ponte Pià, attualmente in fase di valutazione ambientale. L’intervento prevede la rimozione di grandi quantità di materiale accumulato sul fondo del fiume — circa 350mila metri cubi — con una parte che verrebbe poi redistribuita nella stessa area. Sono inoltre previsti lavori sulle rive che comporterebbero il taglio di circa 12 ettari di bosco.

Un piano che, secondo le consigliere, rischia di incidere su un contesto naturale di grande valore, con la possibile perdita di ambienti naturali protetti anche a livello europeo. La zona interessata comprende infatti la forra del Limarò, un’area poco urbanizzata e inserita nel sistema del Parco Fluviale della Sarca, corridoio naturale che collega il Garda al Parco Adamello-Brenta e che ha tra i suoi obiettivi la tutela della fauna e della flora, oltre alla valorizzazione di un turismo rispettoso dell’ambiente.

Non solo. Il progetto include anche nuove strutture per i visitatori, come un percorso pedonale, una ciclabile, un parcheggio e un punto ristoro. Interventi che, pur puntando a incentivare la fruizione turistica — anche da parte di chi arriva dal vicino Veneto — potrebbero aumentare la presenza umana in un’area fragile.

Tra i nodi sollevati c’è anche la gestione dei materiali rimossi dal fiume. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, a fronte di un accumulo annuo significativo, la quantità prevista da reimmettere più a valle sarebbe limitata, con il rischio di non ristabilire il naturale equilibrio del corso d’acqua.

Le consigliere chiedono quindi alla Giunta chiarimenti su diversi aspetti: dalle garanzie sul rispetto degli obiettivi ambientali alla condivisione del progetto con il Parco Fluviale e le comunità locali, fino alla coerenza delle opere turistiche con le finalità di tutela del territorio. Tra le richieste anche una verifica su eventuali alternative più orientate al recupero naturale dell’area e un monitoraggio più ampio degli effetti dei lavori.

“È necessario un confronto approfondito — concludono — per fare in modo che le scelte future siano davvero compatibili con la tutela dell’ambiente e uno sviluppo sostenibile del territorio”.