Il paradosso trentino: più lavoro, meno reddito

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Record di occupati e più donne attive, ma stipendi più bassi della media italiana mettono in discussione la qualità dello sviluppo

Sono incoraggianti i dati diffusi recentemente dall’ISTAT sull’occupazione in Trentino. Nel 2025, infatti, il numero di persone occupate ha raggiunto una soglia record di 254.000 unità, segnando un incremento di 3.600 lavoratori in più rispetto all’anno precedente. Parallelamente la disoccupazione è calata del 2,2% (rispetto al 2,7% del 2024) confermando che chi ha cercato lavoro nella nostra regione lo scorso anno lo ha potuto trovare senza grandi difficoltà.

Un ruolo chiave in questa crescita è stato ricoperto dalle donne. A riguardo le ricerche mostrano infatti due dati che, a prima vista, possono sembrare contrastanti: da un lato l’incremento della disoccupazione (+0,15%) e dall’altro un maggior numero di donne occupate (in termini assoluti pari a +2.978 lavoratrici). Questo perché nel corso dell’anno sono aumentate le donne che, uscendo dalla zona dell’inattività, hanno cercato lavoro, migliorando così la propria posizione sociale e professionale.

A fronte di un maggiore tasso di occupazione, derivante probabilmente anche dall’aumento di contratti a tempo indeterminato e da un calo di quelli a termine, desta comunque preoccupazione l’indice della retribuzione annua media lorda (RAL) dei lavoratori dipendenti.

Al 2025 la RAL media in Trentino si è attestata a 33.716 euro; gli stipendi però hanno segnato solamente un aumento dello 0,5% rispetto all’anno precedente, relegando i lavoratori trentini al penultimo posto in Italia. Ciò non ha permesso di recuperare il potere di acquisto perso a causa dell’inflazione.