Trento Calcio, crescita continua e uno sguardo alla Serie B

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Giacca: la società è cresciuta, ma senza nuove strutture diventa difficile pensare alla Serie B

«Memento audere semper». Più di ogni altra cosa, è diventato questo il vero motto di un Trento Calcio che in questi anni non ha mai smesso di osare, specialmente adesso che vola libera come l’aquila che rappresenta.

La gestione del direttivo presieduto da Mauro Giacca, cominciata nel 2014 dopo tanti anni turbolenti, sta portando a vette sin qui inesplorate. «L’emozione più bella è quella di aver ridato vivacità e sicurezza, a livello calcistico, al nostro Trentino – esordisce così il presidente Giacca –.

Presi in mano il Trento Calcio con l’obiettivo di dare un punto di riferimento importante a tutto il territorio, così che potesse avere una società della comunità, intraprendendo un percorso che potesse essere importante e lungimirante». E così è stato, perché sotto l’occhio vigile di un Cda sempre presente ed attento, la crescita non è mai passata inosservata.

In cinque anni di Serie C, le conquiste sono state tante, ma si sa, nel calcio come nella vita, guardare avanti è l’unica opzione percorribile: «La promessa all’inizio del percorso, seppur fatta prendendosi qualche rischio, era quella di portare il Trento in Serie C per i suoi 100 anni di storia. Ci siamo riusciti nel 2021 e l’emozione, ora, è quella di continuare a crescere sognando, prima o poi, quel traguardo chiamato Serie B. Ma ci tengo a frenare gli entusiasmi, perché ci sarà ancora della strada da fare».

Un proposito che per molti potrebbe sembrare utopistico e sul quale occorre fare un serio ragionamento, perché fare un passo di questo tipo cambierebbe di gran lunga le esigenze di tutto l’ambiente. Una cadetteria non è cosa da prendere alla leggera, ma questo il presidente Giacca già lo sa, così come riconosce il fatto che qualcosa ancora manchi per poter pensare di lanciare lo sguardo lassù. «Non abbiamo le strutture per compiere questo passo. Questo comporta la quasi impossibilità di provare a fare il grande salto in cadetteria. Vorrebbe dire farsi del male da soli».

Realisticamente, quindi, cosa manca? «Vedo tanta voglia di fare da parte di tutti, mi rendo però conto della difficoltà di portare avanti questa realtà relativa al nuovo centro sportivo, che a me piace definire centro di aggregazione territoriale provinciale. Sono passate diverse amministrazioni, i progetti ci sono, ma non si è ancora fatto nulla sul lato pratico per iniziare i lavori. Questo è quello che mi rattrista di più».

Le migliorie strutturali sul Stadio Briamasco sono state fatte ed anche in modo importante. Ma se mi chiede cosa manca per fare il salto in Serie B, ecco che allora questo purtroppo non basta». Le idee chiare e la concretezza sono sempre state caratteristiche imprescindibili per il patron trentino, che anche in questo caso non si nasconde dietro ad un dito.

La speranza, per la società e per tutti i tifosi di questo splendido Trento, è che qualcosa si sblocchi anche in questi termini. Perché sognare non costa nulla, ma farlo tra le braccia di un padre che con amore si prende cura della propria creatura è ancora più bello.