Il tribunale accoglie la tesi dell'«impossibilità incolpevole»: indigenza estrema esclude reato La vicenda di G.M., migrante residente in Trentino, mette in luce un delicato intreccio tra diritto amministrativo, giustizia penale e povertà estrema. L'uomo era stato accusato di non aver ottemperato all'ordine di espulsione emesso dal questore di Trento, ma il giudice di pace Raffaele Moschettino lo ha assolto, riconoscendo l'impossibilità incolpevole di rispettare l'ordine formale. I fatti risalgono alla fine dello scorso anno: G.M. riceve un provvedimento di espulsione con sette giorni per lasciare l'Italia. Durante un controllo presso Il Portico, centro d'accoglienza della Caritas di Rovereto che ospita circa quaranta persone tra indigenti e senzatetto, gli agenti riscontrano la sua presenza e notificano l'atto. L'accusa contestava la violazione dell'ordine di allontanamento, con la pubblico ministero Cecilia Costa che richiedeva una sanzione pecuniaria di diecimila euro. Il giudice Moschettino, nella sentenza del 20 febbraio, ha ritenuto che l'estrema condizione di indigenza di G.M., senza alternative concrete per lasciare il Paese, escludesse la volontà di sottrarsi all'espulsione. "La legge penale non può colpire chi è oggettivamente impossibilitato a rispettare un ordine amministrativo", ha chiarito il magistrato. La struttura di accoglienza ha giocato un ruolo chiave nella vicenda, evidenziando il divario tra provvedimenti amministrativi e realtà sociale. La sentenza mette in luce come senza supporto economico e logistico, l'ordine di espulsione possa diventare impossibile da eseguire. Sul piano giuridico, la pronuncia conferma che la colpevolezza richiede l'intenzionalità del comportamento vietato, mentre sul piano sociale sottolinea l'urgenza di politiche integrate che affianchino i rimpatri con risorse concrete e assistenza pratica. Per G.M., l'assoluzione significa poter restare in Italia fino a quando non si troveranno le condizioni necessarie per un rimpatrio dignitoso, ma non risolve la sua condizione di povertà né il reinserimento futuro. |
Assolto perché povero: il giudice di Rovereto riconosce l'impossibilità incolpevole di un migrante espulso
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