![]() La consigliera del PD Michela Calzà chiede alla Giunta provinciale di spiegare come intenda organizzarsi per contribuire al Piano previsto dall’Unione europea La consigliera provinciale del Partito Democratico del Trentino, Michela Calzà, ha presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale per chiedere come la Provincia intenda contribuire alla definizione del Piano nazionale di ripristino della natura, previsto da un regolamento europeo entrato in vigore nel 2024. La consigliera domanda se sia già stato avviato un percorso strutturato, con una regia organizzativa chiara, responsabilità definite e un programma di lavoro con tempi precisi. Il regolamento europeo punta a riportare in equilibrio gli ecosistemi che si sono degradati nel tempo e riguarda diversi ambienti: dalle aree terrestri a quelle acquatiche, passando per mari, foreste, zone agricole, città, corsi d’acqua e anche le popolazioni di insetti impollinatori. L’Italia dovrà presentare alla Commissione europea, entro il 1° settembre 2026, una prima proposta del Piano nazionale. Il documento dovrà indicare interventi, priorità, zone su cui agire, sistemi di controllo e le risorse economiche necessarie. Secondo l’ISPRA, il piano dovrà tenere conto anche degli effetti sull’economia e sulla società, dei cambiamenti del clima, del degrado dei suoli e dell’efficacia delle azioni previste. È inoltre in corso una fase di consultazione pubblica, aperta dal 23 aprile al 9 giugno 2026, che coinvolge cittadini, categorie economiche e vari soggetti interessati nella definizione delle strategie per il recupero degli ecosistemi. “Non si tratta di una pratica burocratica secondaria” osserva Calzà, “ma di una scelta che potrà influenzare per molti anni le politiche ambientali, agricole, forestali, urbanistiche e della gestione dell’acqua. Per questo la Provincia autonoma di Trento deve chiarire se sta già lavorando al proprio contributo e con quale organizzazione”. La consigliera sottolinea anche come il territorio trentino, ricco di aree protette, siti naturali tutelati, foreste, laghi, fiumi e paesaggi agricoli tradizionali, possa essere direttamente coinvolto dalle misure previste. “Non basta più solo proteggere ciò che è rimasto intatto” aggiunge Calzà, “ma serve intervenire per recuperare e ricostruire gli ambienti naturali. Questo lavoro non riguarda solo l’ambiente, ma anche la sicurezza del territorio, la qualità dell’aria, la disponibilità di cibo, la biodiversità e la qualità della vita delle persone. È un percorso di lungo periodo che guarda fino al 2050”. Secondo la consigliera, il punto centrale è evitare che il Trentino arrivi in ritardo o in modo disorganizzato a un passaggio che richiede programmazione e coordinamento. “Le istituzioni locali devono partecipare fin dall’inizio” conclude Calzà, chiedendo che la Giunta chiarisca se esista già una struttura di coordinamento provinciale e in che modo intenda garantire coinvolgimento, trasparenza e supporto scientifico nel percorso di definizione del piano. |
Ripristino della natura, il Trentino chiamato a non perdere tempo sul Piano nazionale
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