Morti sul lavoro, lieve calo nel primo trimestre 2026: -8,6% rispetto al 2025

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Ancora 192 vittime in tre mesi. Crescono le denunce di infortunio e resta alto il rischio per over 65 e lavoratori stranieri

Un calo c’è, ma resta ancora troppo contenuto. Nei primi tre mesi del 2026 in Italia si contano 192 morti sul lavoro, l’8,6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato in miglioramento, ma che continua a raccontare un fenomeno tutt’altro che sotto controllo.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente, 137 decessi sono avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre 55 si sono verificati nel tragitto casa-lavoro. A pesare maggiormente sono ancora alcune regioni: Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio, Campania, Piemonte e Puglia concentrano il numero più alto di vittime.

Restano sei le regioni considerate in zona rossa per incidenza di mortalità, tra cui Veneto, Sicilia, Puglia, Liguria, Molise e Toscana, mentre il rischio più basso si registra in aree del Centro e del Nord-est come il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia.

I settori più colpiti continuano a essere edilizia, trasporti e manifatturiero. E a preoccupare è anche il profilo delle vittime: gli over 65 risultano la fascia più a rischio, seguiti dai lavoratori tra i 55 e i 64 anni.

Un altro dato significativo riguarda i lavoratori stranieri, per i quali il rischio di morte sul lavoro resta più che triplo rispetto agli italiani. In totale sono 53 le vittime straniere nel periodo analizzato.

Sul fronte generale degli infortuni, le denunce aumentano del 5,3% e superano quota 150 mila. Un segnale che, secondo gli esperti, conferma come il fenomeno resti diffuso e strutturale.