CPR a Trento, scontro aperto: sicurezza o diritti?

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Altra questione legata al tema della sicurezza urbana, dal lato dei residenti e delle percezioni sociali e narrazioni politiche, e dal lato delle persone destinate ad esservi recluse, è quello del CPR, Centro per il rimpatrio delle persone migranti, che la giunta provinciale intende costruire a Trento, a Maso Visintainer, nel quartiere di Piedicastello. L'opposizione sociale ad esso è forte, con 60 sigle del territorio riunite nel Coordinamento regionale NO CPR, che propongono invece politiche di accoglienza e integrazione.

Il sindaco Franco Ianeselli dice: “Riconosco il fatto che se c'è uno straniero irregolare che ha dei comportamenti pericolosi, rimpatrio deve esserci. Poi chiediamoci però: i CPR in Italia sono strutture dignitose, alla fine di un percorso, per cui si è fatto tutto il possibile per l'integrazione? Se fosse così, e se una persona nonostante questo avesse comportamenti pericolosi, e con procedure celeri si determinasse il rimpatrio, io senza ipocrisia direi che possano servire. Mi pare però che adesso siano strutture nelle quali si rimane in condizioni non dignitose in molti casi, in molti casi poi non c'è nemmeno il rimpatrio. Grazie all'autonomia, avremmo potuto fare qualcosa di più strutturato nel protocollo fra Provincia e ministero, sapendo che una parte di persone avrebbe comunque detto no al CPR. Capisco le motivazioni ideali però da amministratore penso che quella sarebbe stata la cosa giusta da fare. Invece mi sembra che adesso ci raccontiamo che siccome ci sarà forse un CPR da 24 posti avremo risolto i problemi. Non è così ovviamente”.

Maddalena Di Tolla Deflorian