![]() Marginalità, violenza, dipendenze e contesti sociali difficili incidono sul senso di insicurezza
La questione della sicurezza urbana è un tema dibattuto da sempre in ogni paese e in ogni epoca, e questo accade anche a Trento. Hanno riacceso nel capoluogo un dibattito che ha punte, salite e discese alcuni fatti di cronaca recenti, come la violenta aggressione armata di due stranieri ai danni di altri due ragazzi stranieri, attribuita dalle forze dell'ordine ai circuiti illegali della droga, che è finita dentro alla tabaccheria di via Santa Croce (con ingenti danni materiali ma per fortuna nessun ferito fra gli esercenti, mentre un aggredito ha subito ferite, con un rischio reale che finisse male) e subito prima la lite con altra aggressione finita invece nel Liberty Caffè nei giardini di Piazza Dante. Cosa si può fare di più e di meglio sul fronte sicurezza? Il sindaco di Trento Franco Ianeselli risponde: “C’è un'espressione che negli anni passati era usata e che secondo me va sempre bene, ovvero “duri con il crimine e duri con le cause del crimine”. È evidente che c'è una responsabilità individuale e ci mancherebbe, siamo chiamati a rispondere personalmente delle cattive azioni che facciamo. Però dobbiamo renderci conto che il contesto sociale incide. Crescere in una famiglia di ceto medio in un certo quartiere, come è capitato a me, con tutto quello che funzionava, è diverso da crescere in una periferia degradata. Le condizioni nelle quali ti trovi a vivere incidono statisticamente sul comportamento, poi rimane sempre il finale di responsabilità individuale, per cui per produrre sicurezza, dobbiamo certo ringraziare le forze dell'ordine e sapere che sono fondamentali, però sicurezza vuol dire politiche sociali, vuol dire scuola, vuol dire politiche per il lavoro, vuol dire integrazione”. Il sindaco critica le semplificazioni sul punto che sono circolate dopo ogni fattaccio: “Per chi pensa che tutto sia facile e basti schiacciare un pulsante, e abbiamo prodotto la sicurezza .. beati loro .. è un po' la contraddizione che hanno però quelli che governano il paese, perché nel 2022 hanno spiegato che se loro fossero andati al governo, si sarebbe creata la sicurezza, forse le cose vanno peggio di prima.. per carità, possono dire che è colpa dei sindaci, ma alla fine poi per i cittadini i problemi rimangono”. Rivolgiamo lo sguardo ad un’analisi sociologica, con il contributo di uno studioso del tema. “I problemi di questo tipo, di ordine pubblico diciamo, sono sempre esistiti nella storia, in tutte le civiltà, in tutte le epoche - dice il sociologo Andrea Brighenti, professore ordinario all’Università di Trento, esperto di spazi pubblici e spazi urbani – non si risolvono con l'allarmismo, né con il pugno duro. Bisogna capire la scala del problema reale e collocarlo in un quadro più complesso. Questo non significa sottovalutare le sensazioni di insicurezza e paura, che sono indice di problemi reali. Le cause e le sorgenti delle situazioni negative (come sostanze, droghe, forme di dipendenza, e altri problemi) vengono da lontano, non riguardano la dimensione urbana ma la società in generale. Ci servono strumenti diversi. C’è tutto un lavoro che andrebbe fatto di riassestamento della nostra coesistenza, non solo negli spazi pubblici. Sarebbe necessario procedere attraverso ricerche e percorsi collettivi, con esercizi di attivazione dei cittadini, con vari formati e in vari luoghi. Non c’è una risposta tecnica. Ci sono molti gruppi e collettivi che lo fanno, che ci lavorano, in tante città”. Maddalena Di Tolla Deflorian |
Tra violenze e spaccio: cresce la tensione in città
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