Caso Pantani, la Procura di Trento propone l’archiviazione: «Il ciclista lasciato solo e vulnerabile»

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Non emergono prove sufficienti sulle presunte scommesse della camorra

La verità sulla morte di Marco Pantani rischia di restare avvolta nel mistero. Dopo mesi di indagini, ascolto di testimoni e acquisizione di documenti da altre procure, la pm Patrizia Foiera ha depositato un documento di oltre 150 pagine con la richiesta di archiviazione dell’ultima inchiesta aperta nel 2024, che coinvolgeva tre indagati. Ora sarà il giudice a decidere.

L’indagine si concentrava sul controverso controllo effettuato a Madonna di Campiglio il 5 giugno 1999 durante il Giro d’Italia, quando Pantani fu trovato con un ematocrito superiore al limite consentito, evento che segnò l’inizio del declino del campione. L’ipotesi iniziale riguardava anche una rete di scommesse clandestine gestita dalla camorra, che avrebbe potuto interferire sul Giro. Nonostante le affermazioni di collaboratori di giustizia e testimonianze che collegavano la criminalità organizzata al controllo, la Procura ha evidenziato che non sono emersi elementi sufficienti per arrivare a una condanna.

Nel documento, però, viene sottolineato un dato centrale: Pantani fu lasciato “solo, tecnicamente e oggettivamente solo”, senza adeguata protezione da parte delle istituzioni sportive o della società per cui correva. Questa solitudine, scrive la pm, rese l’atleta vulnerabile, isolandolo e incidendo sulla sua carriera e sulla vita personale.

L’indagine ha raccolto oltre settanta testimonianze, comprese quelle di figure storiche come Renato Vallanzasca, che già nel 2014 aveva accennato al possibile coinvolgimento della criminalità organizzata nelle scommesse contro il Pirata. Nonostante gli sforzi, il tempo trascorso e la scomparsa di testimoni chiave hanno reso impossibile ottenere prove sufficienti.

I genitori di Pantani, Tonina e Paolo, assistiti dagli avvocati Fiorenzo e Alberto Alessi, continuano a lottare per conoscere la verità, ma l’ultima indagine, pur approfondita, sembra destinata a chiudersi senza chiarire completamente le circostanze che circondarono la morte del campione di Cesena.