![]() Dopo l’intervista del sindaco Ianeselli a IL T, il dibattito politico si infiamma. Fugatti prende tempo, ma dentro la maggioranza c’è chi spinge per chiudere l’operazione entro pochi mesi La quotazione in Borsa di Dolomiti Energia continua a dividere la politica trentina, ma dentro la giunta provinciale cresce il fronte di chi vorrebbe accelerare i tempi e portare rapidamente a compimento l’operazione. A riaccendere il dibattito è stata l’intervista rilasciata ieri dal sindaco di Trento Franco Ianeselli a Il T Quotidiano, nella quale il primo cittadino ha ricordato come sia stata proprio la politica, anche a livello provinciale, a dare mandato alla società di valutare concretamente l’ingresso nei mercati finanziari. Una possibilità che, secondo gli studi commissionati dal gruppo energetico, rappresenterebbe la soluzione più efficace per reperire nuove risorse da destinare agli investimenti futuri. L’amministratore delegato Stefano Granella aveva indicato l’autunno come possibile orizzonte temporale per arrivare a una decisione. Ma il percorso rischia ora di rallentare a causa delle tensioni politiche emerse sia nella minoranza sia nella stessa coalizione di governo. Il primo a chiedere prudenza è stato il Partito Democratico, che attraverso il capogruppo Alessio Manica ha presentato una mozione per sollecitare ulteriori approfondimenti in Commissione provinciale, anche alla luce delle vicende legate a Hydro Dolomiti Energia. Una presa di posizione che ha complicato il tentativo di costruire un consenso trasversale attorno all’operazione. Anche nella maggioranza non mancano le resistenze. Il presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder si è espresso apertamente contro la quotazione, mentre Franca Penasa, componente della Commissione dei Dodici vicina a Fratelli d’Italia, ha definito l’eventuale ingresso in Borsa «un oltraggio all’Autonomia e un furto al popolo trentino». Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, almeno pubblicamente, mantiene una linea attendista: «Si discuta, senza che nessuno metta fretta», ha dichiarato nei giorni scorsi. Ma dietro le quinte il confronto sarebbe molto più serrato. Alcuni assessori provinciali, infatti, ritengono ormai la quotazione la strada più conveniente per garantire futuro e capacità di investimento alla multiutility trentina. Secondo indiscrezioni politiche, l’idea iniziale era quella di arrivare a un via libera condiviso tra parte della maggioranza e alcune forze di opposizione moderate, lasciando isolate le componenti più ostili all’operazione. La mozione del Pd, però, avrebbe rimesso tutto in discussione. Sul tavolo pesa anche il fattore tempo. Nel 2029 scadranno infatti le concessioni idroelettriche e un eventuale ritardo nella quotazione potrebbe aumentare le incertezze sul valore della società. Per questo c’è chi spinge per anticipare i tempi: entrare prima sul mercato significherebbe raccogliere maggiori risorse da destinare agli investimenti strategici, soprattutto nel campo delle energie rinnovabili come eolico e fotovoltaico. La disponibilità di nuovi capitali potrebbe inoltre rafforzare la posizione di Dolomiti Energia in vista delle future gare sulle concessioni idroelettriche, considerate decisive per il futuro energetico ed economico del Trentino. |
Dolomiti Energia verso la Borsa, nella giunta provinciale cresce la pressione per accelerare
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