![]() In Trentino 143 strutture dismesse da oltre un decennio. La mozione punta a trasformarle in abitazioni stabili con vincoli anti-speculazione Recuperare gli alberghi dismessi da lungo tempo per destinarli alla residenza stabile, evitando nuovo consumo di suolo e contrastando il degrado urbano. È la proposta contenuta nella mozione depositata in Consiglio provinciale dal consigliere Claudio Cia, sottoscritta anche da Walter Kaswalder e Luca Guglielmi. Il documento parte da un dato fotografato dall’Osservatorio del paesaggio trentino: in provincia ci sono 143 strutture alberghiere chiuse da oltre dieci anni, pari a più del 10% degli alberghi presenti sul territorio. Un patrimonio immobiliare consistente, che comprende circa 19 ettari di superficie fondiaria, oltre 228 mila metri quadrati di superficie utile e 685 mila metri cubi già edificati ma oggi inutilizzati. Secondo Cia, mantenere il vincolo turistico su strutture prive di reali prospettive di rilancio rischia di trasformarsi in un freno anziché in una tutela. «La vocazione turistica del Trentino va difesa — sostiene il consigliere provinciale — ma non può diventare una finzione amministrativa. Dove esistono possibilità concrete di recupero alberghiero è giusto investire. Dove invece gli edifici sono chiusi da anni, senza attività né posti di lavoro, continuare a mantenerli formalmente turistici significa spesso lasciare spazio solo al degrado». La proposta non punta però a una liberalizzazione indiscriminata delle trasformazioni edilizie. La mozione chiede infatti alla Provincia di valutare una disciplina specifica che consenta il cambio di destinazione soltanto in presenza di determinate condizioni: il parere favorevole del Comune interessato, la coerenza con gli strumenti urbanistici locali e la sottoscrizione di convenzioni pubbliche. L’obiettivo dichiarato è favorire la creazione di residenza stabile, destinata a famiglie, giovani coppie, lavoratori e residenti permanenti. «Il recupero deve produrre abitazioni vere e non nuove seconde case o appartamenti turistici», sottolinea Cia. Per questo il testo propone anche l’introduzione di vincoli anti-speculativi, con quote minime obbligatorie destinate alla prima casa e limitazioni all’utilizzo per affitti brevi o finalità turistiche per un periodo significativo. Secondo i promotori, il riutilizzo del patrimonio edilizio già esistente rappresenterebbe una risposta concreta sia alla crescente domanda abitativa sia alla necessità di limitare il consumo di nuovo territorio. «Abbiamo già edifici e volumi costruiti — conclude Cia —. Recuperarli quando non hanno più una reale prospettiva alberghiera significa riportare vita nei paesi, ridurre il degrado e offrire opportunità concrete alle comunità locali». |
Alberghi chiusi da anni, Cia propone il recupero a fini residenziali: “Basta degrado e consumo di suolo”
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