Il piatto che sfidò il concilio: dove mangiare i migliori strangolapreti Trentini

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Guida definitiva ai veri templi degli gnocchi di pane e spinaci

C’è una sottile ironia tutta cattolica nel nome del primo piatto più famoso del Trentino. La leggenda vuole che durante il Concilio di Trento (1545-1563), i prelati e i cardinali arrivati da mezza Europa si abbuffassero a tal punto di questi strangolapreti verdi da rischiare, letteralmente, di strangolarsi per l'ingordigia. Verità storica o satira popolare, una cosa è certa: resistere davanti a un piatto di strangolapreti fumanti, affogati nel burro fuso, è un’impresa impossibile ancora oggi.

A differenza dei classici gnocchi di patate, gli strangolapreti sono un capolavoro di ecologia domestica e cucina del riciclo. Gli ingredienti base sono pane raffermo (bagnato nel latte o nell'acqua), spinaci (o biete selvatiche, a seconda della stagione), uova e un'abbondante manciata di Trentingrana. Il segreto sta tutto nella consistenza: l'impasto deve rimanere morbido e umido, ma abbastanza compatto da non sfaldarsi nell'acqua bollente. Una volta scolati, il rito prevede un solo, sontuoso condimento: burro di malga nocciola spumeggiante, salvia fresca e un'altra pioggia di Trentingrana.

Se volete assaggiare la versione autentica di questa meraviglia, senza compromessi moderni, ecco gli indirizzi storici e i posti veri dove andare a colpo sicuro.

1. Antica Trattoria Due Mori (Trento) – La storia nel piatto

Situata nel cuore del centro storico di Trento, a due passi da Piazza Duomo, questa trattoria è uno dei locali più antichi della città (le prime tracce risalgono al 1400). Se c'è un posto dove l'eco del Concilio si fa ancora sentire, è questo. I loro strangolapreti sono un punto di riferimento: piccoli, rifiniti a mano uno a uno, mantengono una leggerezza incredibile pur essendo ricchi di sapore. Il burro fuso qui è una carezza vellutata.

Dove: Via S. Marco, 11, Trento

2. Osteria Storica Morelli (Pergine Valsugana) – L'archetipo della tradizione

Ci spostiamo di pochi chilometri fuori Trento, a Canezza di Pergine, per entrare in un vero e proprio santuario della cucina trentina. Fiorenzo Morelli e la sua famiglia custodiscono ricette secolari. Qui gli strangolapreti vengono preparati seguendo rigorosamente i dettami della tradizione contadina: il sapore degli spinaci è netto e profondo, e la consistenza è rustica al punto giusto. Mangiarli qui, circondati da arredi storici, è un'esperienza quasi mistica.

Dove: Via Cesare Battisti, 4, Canezza, Pergine Valsugana (TN)

3. Ristorante Osteria Il Cappello (Trento) – Eleganza e calore

Un altro indirizzo storico nel centro della capitale trentina. Il Cappello offre un ambiente accogliente, con caldi arredi in legno e un servizio d'altri tempi. I loro strangolapreti si distinguono per il perfetto bilanciamento degli ingredienti: la nota ferrosa dello spinacio si sposa magnificamente con la dolcezza del latte e del pane, esaltata da un burro chiarificato di altissima qualità che profuma di pascoli d'alta quota.

Dove: Via G. M. Malfatti, 15, Trento

4. Locanda delle Tre Chiavi (Isera) – Il tocco gourmet sul territorio

Nel cuore della Vallagarina, la patria del Marzemino, questa locanda fa della filiera corta e dei prodotti Slow Food la propria bandiera. Gli strangolapreti della Locanda delle Tre Chiavi sono famosi per l'estrema cura delle materie prime: dal pane biologico alle erbe spontanee di montagna raccolte a mano quando è stagione. Il risultato è uno gnocco dal sapore erbaceo intenso e pulito, condito con burro d'alpeggio profumatissimo.

Dove: Via Vannetti, 8, Isera (TN)

5. Maso Cantanghel (Civezzano) – Autenticità tra i vigneti

Per chi cerca l'atmosfera del tipico "maso" trentino (la tipica casa colonica di montagna), questa osteria sopra le colline di Trento è una tappa obbligata. Qui gli strangolapreti sanno di casa e di domeniche in famiglia. Vengono serviti in porzioni generose, rustici, callosi e con quella crosticina di Trentingrana che si forma a contatto con il burro bollente.

Dove: Via alla Cascata, 2, Civezzano (TN)

Il consiglio: Vanno gustati caldissimi, appena saltati in padella. Per l'abbinamento nel calice, rimanete sul territorio: un calice di Teroldego Rotaliano se volete un rosso succoso che contrasti la grassezza del burro, oppure un sontuoso Trento DOC (metodo classico) se preferite la freschezza delle bollicine di montagna.