Libera professione negli ospedali trentini, polemica sull’Asuit

Read Libera professione negli ospedali trentini, polemica sull’Asuit on Trentino24

«Curarsi è diventato un lusso»

Una vera e propria tempesta si sta abbattendo sulla gestione della sanità pubblica nel Trentino. A sollevare il polverone è stata l'ultima relazione della Corte dei Conti sull'attività libero-professionale intramuraria negli ospedali provinciali. I dati emersi fotografano una realtà in cui le liste d'attesa interminabili spingono un numero sempre maggiore di cittadini verso le prestazioni a pagamento, minando alla base il principio di un sistema sanitario universalistico e accessibile a tutti.

I dati del divario: il confronto con Bolzano

Secondo quanto rilevato dalla Consulta per la Salute, guidata dalla presidente Elisa Viliotti, nel 2024 il Trentino ha erogato oltre 724mila visite specialistiche, di cui il 12,2% in regime libero-professionale: si tratta della quota più alta a livello nazionale. Il divario diventa lampante se confrontato con la vicina provincia di Bolzano, dove a fronte di un numero nettamente superiore di visite totali (oltre 1,1 milioni), le prestazioni in intramoenia si fermano appena all'1,8%.

La situazione appare particolarmente critica in alcuni reparti specifici: in ginecologia le prime visite a pagamento superano il 53%, mentre in cardiologia si sfiora addirittura il 70%. Una tendenza che trasforma l'accesso alle cure in un percorso preferenziale per chi ha la disponibilità economica, lasciando indietro chi non può permetterselo.

L'affondo della politica e di "Onda"

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Filippo Degasperi, esponente del movimento Onda, ha espresso forte sconcerto definendo la relazione della magistratura contabile «sconvolgente» e puntando il dito contro una "casta" di medici che sfrutterebbe le falle del sistema per fare profitto. Degasperi ha lanciato un appello perentorio all'assessore alla salute Mario Tonina, come riportato da L'Adige.

«Tonina deve riequilibrare questa situazione, deve andare da Asuit e dal direttore Antonio Ferro e imporsi. Chi ha soldi si cura, chi non ne ha aspetta».

Sulla stessa linea i rappresentanti del Partito Democratico, Paolo Zanella e Francesca Parolari, che denunciano un peggioramento strutturale dovuto a una governance politica e tecnica inefficiente, chiedendo di bloccare la deriva verso la privatizzazione prendendo come modello i buoni risultati dell'Alto Adige. Anche Claudio Cia (Forza Italia) ha evidenziato come il vero nodo risieda nella carenza di programmazione aziendale da parte di Asuit, incapace di trasformare le risorse stanziate in risposte concrete per i pazienti.

La replica di Asuit e dei vertici sanitari

Di contro, l'Azienda sanitaria difende l'operato delle strutture e la regolarità delle procedure. Il direttore generale di Asuit, Antonio Ferro, ha tenuto a precisare che l'attività intramuraria si svolge rigorosamente nei limiti previsti dalla legge vigente. Secondo la direzione strategica, la libera professione rappresenta un diritto del cittadino, utile a garantire la continuità terapeutica con un medico di fiducia e a offrire una scelta alternativa, senza che questo mini l'equilibrio o la preminenza delle prestazioni pubbliche e istituzionali, che rimangono ampiamente garantite.