Le aree montane diventano “laboratori d’Europa” al Festival dell’Economia di Trento

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La Calre sollecita l’Unione europea a cambiare prospettiva: non più periferie marginali, ma territori strategici da sostenere con presidio umano, tutela attiva e politiche mirate

Nel corso dei lavori della Conferenza delle Assemblee legislative regionali europee, riunita a Trento tra il Festival dell'Economia e l’aula del Consiglio regionale, è emersa una richiesta chiara: ribaltare il paradigma con cui Bruxelles guarda alle aree periferiche del continente. La montagna e le zone interne, spesso trattate come margini marginali, vengono ora indicate come spazi cruciali per la tenuta sociale ed economica dell’Europa.

L’incontro operativo è stato presieduto da Roberto Paccher, coordinatore del Gruppo di lavoro Calre e presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige. Al centro del confronto, la gestione delle aree montane secondo il principio della “tutela attiva”: una presenza umana costante, ritenuta elemento ecologico determinante per salvaguardare biodiversità, sicurezza idrogeologica e stabilità del paesaggio.

Tra le pratiche considerate virtuose figurano la pianificazione forestale decennale, la Strategia Nazionale Aree Interne e la complessa gestione dei grandi carnivori, ora supportata dalla recente riforma dello Statuto speciale che attribuisce alle Province autonome competenza legislativa esclusiva sulla fauna selvatica.

Al summit ha partecipato anche il presidente del Consiglio provinciale di Trento, Claudio Soini, che ha richiamato l’esempio della riqualificazione degli spazi minerari a Predaia realizzata da Melinda e Tassullo. Presenti inoltre la presidente del Parlamento delle Canarie e della Calre, Astrid Maria Pérez Batista, insieme ai rappresentanti delle assemblee legislative di Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Lombardia, Bruxelles, Madrid, Cantabria e Baviera.

Il summit ha infine ribadito come sostenere il presidio umano attivo in montagna comporti costi nettamente inferiori rispetto alle ingenti risorse necessarie per riparare i danni del dissesto idrogeologico provocato dall’abbandono dei territori d’altura.