A Povo un’aula dedicata al fisico Lev Pitaevskii, il legame con Trento raccontato da colleghi e amici

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Al Polo Ferrari 1 la cerimonia di intitolazione dell’aula A104 allo scienziato russo che scelse il Trentino come seconda casa. Ricordati il valore delle sue ricerche, la lunga collaborazione con l’Ateneo e l’eredità lasciata alle nuove generazioni

Un’aula universitaria per ricordare non solo il grande scienziato, ma anche l’uomo che aveva costruito a Trento una parte importante della propria vita. Si è svolta oggi a Povo la cerimonia di intitolazione dell’aula A104 del Polo Ferrari 1 a Lev Petrovich Pitaevskii, fisico teorico di origini russe considerato tra i maggiori studiosi al mondo nel campo della materia e dei fenomeni quantistici.

L’iniziativa ha riunito colleghi, amici e collaboratori che nel corso degli anni hanno condiviso con lui attività di ricerca e rapporti personali. Un legame profondo con l’Università di Trento, dove Pitaevskii aveva insegnato per oltre vent’anni dopo l’avvio della collaborazione scientifica con il professore Sandro Stringari alla fine degli anni Ottanta.

Il pomeriggio si è aperto con i saluti del rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian. Sono poi intervenuti il direttore del Dipartimento di Fisica Gianluca Lattanzi e lo stesso Sandro Stringari, professore emerito e promotore dell’intitolazione dell’aula.

Durante gli interventi sono stati ripercorsi i momenti principali della carriera dello scienziato russo e le collaborazioni nate con il Dipartimento di Fisica di Trento e con numerosi laboratori italiani e internazionali.

Particolarmente significativo anche il videomessaggio di Eric Cornell, premio Nobel per la fisica nel 2001, che ha ricordato il valore scientifico di Pitaevskii e il forte rapporto con il Trentino, terra scelta come luogo dove vivere e dove essere sepolto.

La cerimonia è proseguita con l’incontro dedicato agli studi sugli stati quantistici della materia tenuto da Francesca Ferlaino, docente dell’Università di Innsbruck, da anni impegnata in attività di ricerca condivise con il Centro Bec di Trento. Nel suo intervento ha evidenziato il contributo lasciato da Pitaevskii allo sviluppo della fisica moderna.

A chiudere l’evento è stato il racconto dedicato agli anni vissuti a Mosca dal fisico russo, proposto da Marina Sakharov Liberman, vicepresidente della fondazione Andrei Sakharov impegnata nella difesa dei diritti umani, e da Mikhail Liberman, professore dell’Università di Stoccolma e amico di lunga data di Pitaevskii.

Nato a Saratov il 18 gennaio 1933 e scomparso a Rovereto il 23 agosto 2022, Lev Pitaevskii è stato uno dei più importanti fisici teorici del panorama internazionale. Cresciuto nella scuola scientifica di Lev Landau, arrivò a Trento grazie alla collaborazione avviata con Sandro Stringari e dal 1998 divenne docente dell’Ateneo trentino, ruolo mantenuto fino al pensionamento nel 2008. Anche dopo la conclusione dell’attività accademica continuò però il lavoro di ricerca.

Nel 2022 il Centro Bec di Trento, dove aveva lavorato a lungo con ricercatori dell’Università e del Consiglio nazionale delle ricerche, era già stato rinominato Pitaevskii Bec Center. Ora l’Ateneo ha deciso di dedicargli anche un’aula universitaria, luogo simbolico della trasmissione del sapere alle nuove generazioni.

La proposta era partita da una lettera inviata da Sandro Stringari al Consiglio del Dipartimento di Fisica ed era stata sostenuta anche dagli altri dipartimenti che condividono gli spazi del Polo Ferrari. Dopo il via libera del Consiglio di Dipartimento nel dicembre 2025, la decisione definitiva è arrivata dal Senato accademico nel gennaio scorso.

Nella motivazione ufficiale dell’intitolazione, l’Università di Trento sottolinea come Pitaevskii abbia lasciato «una testimonianza umana e professionale ancora fortemente presente nella comunità accademica» e ricorda il rilievo internazionale dei suoi studi, testimoniato anche dalla celebre equazione che porta il suo nome e che compare in migliaia di pubblicazioni scientifiche.