Casa, spopolamento e autonomia: l'Assessore Simone Marchiori rilancia la strategia del Trentino

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“Serve una risposta abitativa a 360 gradi. Il co-living ha funzionato, ora bisogna mantenere vive le comunità di montagna”

L’emergenza abitativa non risparmia nemmeno il Trentino. A confermarlo è l’assessore alle politiche per la casa, patrimonio, demanio e promozione della conoscenza dell’Autonomia, Simone Marchiori, che ha fatto il punto sulla situazione del territorio trentino tra caro-affitti, spopolamento montano e nuove politiche abitative.

Secondo Marchiori, il quadro provinciale presenta dinamiche differenti ma strettamente collegate. Da una parte i grandi centri urbani, come Trento, dove i prezzi degli immobili e degli affitti hanno raggiunto livelli sempre più elevati, rendendo difficile trovare soluzioni accessibili. Dall’altra le località turistiche, dove il boom degli affitti brevi sta contribuendo a svuotare i centri abitati e a spingere residenti e lavoratori verso aree periferiche.

A questo si aggiunge il tema delle zone montane e dei piccoli comuni, che continuano a fare i conti con il rischio spopolamento. “Qui il costo degli immobili è più basso – spiega l’assessore – ma incidono la distanza dai servizi e i costi di ristrutturazione”.

Per affrontare il problema, la Provincia punta su una strategia articolata che mira anche a redistribuire la pressione abitativa verso le aree meno centrali. “Dobbiamo rendere attrattive le località periferiche e mantenere vive le comunità di montagna”, sottolinea Marchiori, ricordando come il Trentino possa ancora contare su una rete di servizi diffusa sul territorio.

Tra gli strumenti messi in campo figurano il housing sociale, il recupero degli alloggi pubblici inutilizzati e soprattutto il progetto di co-living, definito dall’assessore una delle esperienze più riuscite degli ultimi anni.

Le sperimentazioni avviate a Luserna e Canal San Bovo hanno infatti attirato decine di famiglie provenienti da fuori provincia, interessate a trasferirsi in contesti più naturali e meno urbanizzati. “Sono arrivate circa novanta domande per pochi appartamenti disponibili – racconta Marchiori – e molte di queste famiglie sono rimaste stabilmente sul territorio”.

Il progetto non si limita all’assegnazione di una casa, ma prevede anche un coinvolgimento diretto nella vita della comunità attraverso attività di volontariato. Un modello che, secondo la Provincia, ha prodotto effetti concreti: mantenimento di servizi locali, nuove iscrizioni scolastiche, partecipazione ai vigili del fuoco volontari e persino la nascita di una cooperativa di comunità.

Sul fronte dell’edilizia pubblica, Marchiori evidenzia invece il nodo degli alloggi ITEA non assegnati perché in attesa di ristrutturazione. “All’inizio del mandato erano circa 1.200 – spiega – ma nel 2026 dovremmo scendere sotto quota mille grazie all’accelerazione dei recuperi”.

L’assessore insiste anche sulla necessità di un cambio culturale rispetto alla casa pubblica: “L’alloggio sociale deve essere un sostegno temporaneo per chi attraversa una difficoltà, non una soluzione definitiva per tutta la vita”.

Nel corso dell’intervista Marchiori ha affrontato anche il tema dell’Autonomia trentina e della sua percezione tra i giovani. “Spesso si pensa che siano i giovani a non interessarsi dell’autonomia, ma non è così – osserva –. Il vero rischio è che l’intera comunità dia per scontato il valore dell’autogoverno”.

Per l’assessore, infatti, l’autonomia non coincide soltanto con le risorse economiche, ma rappresenta soprattutto la capacità di un territorio di decidere autonomamente il proprio futuro. “È una cultura nata dalla montagna e dal senso di comunità – conclude – dove ciascuno contribuisce al bene collettivo senza aspettare che siano sempre gli altri a intervenire”.