Acqua gassata gratis in piazza Fiera, a Trento esplode il caso tra Comune ed esercenti

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Fiepet accusa il Comune: concorrenza ai locali nel cuore del centro storico

Una scelta nata nel nome della sostenibilità ambientale si è trasformata in un nuovo terreno di scontro nel cuore di Trento. L’installazione di un distributore gratuito di acqua naturale e gassata in piazza Fiera ha acceso la protesta degli esercenti del centro storico, che ora parlano apertamente di concorrenza ai danni di bar, ristoranti e pubblici esercizi. Al centro della polemica c’è soprattutto la decisione di offrire senza costi anche l’acqua frizzante, considerata dagli operatori non un semplice servizio pubblico, ma un prodotto che rientra da sempre nell’offerta commerciale dei locali.

A guidare l’attacco è Federico Rigotti, neo presidente della Fiepet, la Federazione Italiana Esercenti Pubblici e Turistici di Confesercenti del Trentino. In una nota ufficiale, Rigotti contesta il metodo adottato dall’amministrazione comunale e il merito della decisione.

Secondo la Fiepet, il problema non riguarda il principio della sostenibilità, né l’obiettivo di incentivare il consumo di acqua pubblica riducendo la plastica. Il punto critico, invece, è il modo in cui l’iniziativa sarebbe stata portata avanti: senza un confronto reale e preventivo con le categorie economiche direttamente interessate.

Rigotti lo dice con chiarezza: il Comune di Trento avrebbe ignorato le richieste dei pubblici esercizi, introducendo in centro storico un elemento di "evidente concorrenza".

Nella lettura degli esercenti, l’acqua naturale può essere considerata un servizio essenziale e coerente con una politica pubblica di accessibilità e sostenibilità. Diverso, però, sarebbe il discorso per l’acqua gassata.

Per la Fiepet, infatti, l’acqua frizzante non rappresenta un bene neutro: è parte dell’offerta commerciale di bar, ristoranti e locali, spesso collegata al consumo di altre bevande e alla permanenza della clientela. Offrirla gratuitamente in una delle piazze simbolo della città significa, secondo l’associazione, interferire direttamente con un segmento del mercato già fragile.

Dietro la polemica c’è anche un dettaglio solo apparentemente secondario ma in realtà molto concreto: in un centro storico dove ogni consumazione conta, anche un prodotto semplice può diventare decisivo negli equilibri economici quotidiani.

La federazione sostiene di aver espresso la propria contrarietà già prima dell’allestimento dell’impianto, senza però ottenere ascolto. Da qui la denuncia di un rapporto sempre più difficile tra amministrazione e imprese del territorio.

Nella ricostruzione della Fiepet, il Comune avrebbe scelto di procedere comunque, lasciando sostanzialmente inascoltate le osservazioni della categoria. Un atteggiamento che, secondo Rigotti, non favorisce un rapporto costruttivo con le realtà economiche cittadine.

Il passaggio è politicamente rilevante perché va oltre la singola fontana o il singolo erogatore: mette in discussione il metodo di interlocuzione tra istituzioni e operatori economici in un’area delicata come il centro storico di Trento.

La presa di posizione della Fiepet si inserisce in un contesto che, per i pubblici esercizi, resta complesso. L’associazione richiama una serie di criticità che stanno già mettendo in difficoltà il comparto: costi energetici, aumento delle materie prime, carenza di personale e forte pressione fiscale.

In questo scenario, la decisione del Comune viene letta non come un gesto isolato, ma come un ulteriore fattore di squilibrio. Per gli esercenti, le politiche pubbliche dovrebbero sostenere le attività del centro urbano, o almeno evitare interventi percepiti come penalizzanti proprio in una fase tanto delicata.

Il messaggio che arriva dalla categoria è netto: chi ogni giorno contribuisce alla vitalità economica, sociale e turistica della città chiede di non essere considerato un interlocutore secondario.

A Trento la discussione è appena cominciata, ma una cosa appare già chiara: anche da un bicchiere d’acqua può nascere un caso politico, economico e simbolico. E quando accade nel salotto della città, ignorarlo diventa difficile.