Festa della Repubblica a Trento, l’assenza di Fugatti accende lo scontro politico

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Il Pd attacca: assenti presidente e vicepresidente alle cerimonie del 2 giugno in piazza Duomo

La sedia vuota del presidente della Provincia autonoma di Trento, nel giorno della Festa della Repubblica, è diventata in poche ore un caso politico. In una ricorrenza che per tradizione richiama il senso delle istituzioni e dell’unità nazionale, l’assenza di Maurizio Fugatti alla cerimonia ufficiale del 2 giugno in piazza Duomo, a Trento, ha offerto all’opposizione un terreno immediato di contestazione. A sollevare il caso è stata la consigliera provinciale del Pd Lucia Maestri, che ha parlato di una mancanza grave sul piano istituzionale e simbolico.

Secondo quanto denunciato da Lucia Maestri, il presidente della Provincia autonoma non ha preso parte alla celebrazione ufficiale della Festa della Repubblica. Un’assenza che, nelle parole dell’esponente Dem, assume un peso ancora più rilevante perché accompagnata anche da quella del vicepresidente.

Per il Partito democratico non si tratta di un semplice dettaglio di agenda, ma di un gesto che investe il ruolo stesso delle istituzioni. La presenza del presidente, in occasioni come il 2 giugno, viene infatti considerata parte integrante della rappresentanza pubblica, soprattutto in un territorio come il Trentino-Alto Adige, dove il rapporto tra autonomia, istituzioni e cittadinanza ha un valore particolarmente sensibile.

La consigliera provinciale del Pd ha affidato la sua critica a parole molto nette, parlando di un clima di "desolazione e spaesamento" di fronte a quella che definisce una "incredibile assenza" del presidente della Provincia alla celebrazione ufficiale.

Maestri ha poi rincarato i toni, definendo l’episodio un "gravissimo sgarbo istituzionale", aggravato ulteriormente dall’assenza del vicepresidente. Nel passaggio più politico della sua dichiarazione, la consigliera osserva che il presidente della Provincia, "chiunque egli sia, rappresenta tutti i cittadini ed anche coloro che non lo hanno votato".

Da qui l’affondo diretto a Fugatti, accusato di non cogliere la portata simbolica di uno dei momenti più significativi della storia repubblicana italiana. Secondo Maestri, la Festa della Repubblica non può essere trattata come "un qualunque evento pubblico" da subordinare alle convenienze organizzative o politiche del momento. Nella sua lettura, a prevalere sarebbe invece "l’attenzione verso il consenso immediato e spicciolo".

Alla cerimonia di piazza Duomo era comunque presente una rappresentante della giunta provinciale: l’assessora Giulia Zanotelli. Un elemento che attenua solo in parte la polemica, perché il nodo sollevato dal Pd non riguarda la mancanza assoluta della Provincia, ma il fatto che a disertare siano stati proprio il presidente e il suo vice, cioè le figure apicali dell’amministrazione.

È qui che la contestazione assume un significato politico più ampio: per l’opposizione, in giornate ad alto valore civile e istituzionale, la delega non basta. Il tema non è soltanto la presenza formale, ma il messaggio che si trasmette ai cittadini.

L’episodio riapre così una questione più generale, che va oltre la singola giornata: quale equilibrio deve tenere un presidente di Provincia tra agenda politica, rappresentanza istituzionale e valore dei simboli pubblici? La critica del Pd si concentra su questo crinale, sostenendo che alcuni appuntamenti non possano essere considerati opzionali.