Università italiane in calo nella classifica mondiale, Trento risale e guadagna posizioni

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Nel ranking Global 2000 del Cwur il 79% degli atenei italiani perde terreno. L’Università di Trento passa dal 480° al 469° posto

Una battuta d’arresto per gran parte del sistema universitario italiano arriva dall’edizione 2026 della classifica Global 2000 elaborata dal Center for World University Rankings (Cwur). Secondo il nuovo rapporto, il 79% degli atenei italiani ha registrato un peggioramento della propria posizione rispetto all’anno precedente.

Tra le poche eccezioni spicca la Università di Trento, che guadagna undici posizioni passando dal 480° al 469° posto nella graduatoria mondiale. Un risultato che consente all’ateneo trentino di confermarsi tra il 2,3% delle migliori università del pianeta e di occupare il 19° posto a livello nazionale.

In cima alla classifica mondiale si conferma, per il quindicesimo anno consecutivo, la Università di Harvard, seguita da una lunga serie di istituti anglosassoni. La prima università non occidentale compare soltanto al tredicesimo posto con la Università di Tokyo. Per trovare un ateneo italiano bisogna scendere fino alla 129ª posizione, occupata dalla Sapienza di Roma, che perde quattro posti rispetto al 2025. Seguono le università di Padova e Milano, anch’esse in lieve flessione.

Il ranking del Cwur si basa su parametri che comprendono la qualità dell’istruzione, l’occupabilità dei laureati, il livello del corpo docente e la produzione scientifica, senza ricorrere a questionari o dati forniti direttamente dalle università.

A livello globale emerge una crescente competitività asiatica. Se gli Stati Uniti mantengono il predominio ai vertici della graduatoria, con otto atenei nelle prime dieci posizioni, ben 252 università americane hanno perso terreno nell’ultima edizione. La Cina, invece, è il Paese che mostra la crescita più significativa: il 98% dei suoi atenei migliora il proprio punteggio e, con 360 università presenti nella classifica, rappresenta la nazione più numerosa del ranking.

Per il presidente del Cwur, Nadim Mahassen, il progressivo arretramento degli atenei italiani è il risultato di anni di investimenti insufficienti nell’istruzione superiore e nella ricerca. Una tendenza che, secondo il dirigente, rischia di compromettere la capacità del Paese di innovare e di sostenere il proprio sviluppo scientifico nel lungo periodo.

Più prudente il giudizio del rettore dell’Università di Trento, Flavio Deflorian, che invita a interpretare queste classifiche con attenzione. «Non sempre è chiaro quali siano i criteri utilizzati per determinare i punteggi – osserva –. Inoltre il Cwur è un ente privato e non esiste un organismo pubblico internazionale che certifichi questo tipo di graduatorie».

Deflorian sottolinea come l’obiettivo dell’ateneo non sia quello di inseguire le classifiche, bensì migliorare costantemente nella didattica, nella ricerca e nelle attività di terza missione. Secondo il rettore, la crescita delle università asiatiche non implica necessariamente un peggioramento qualitativo degli atenei italiani, ma riflette anche le dimensioni e il peso crescente di sistemi universitari in forte espansione.

A offrire una fotografia più aderente alla realtà nazionale, secondo Deflorian, sono le valutazioni dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che colloca la Università di Trento al secondo posto in Italia dietro Padova. Un risultato che conferma la solidità dell’ateneo e che trova ulteriore riscontro nell’ingresso della facoltà di Medicina nelle classifiche di riferimento del settore.

In un contesto internazionale sempre più competitivo, il caso di Trento rappresenta dunque una delle poche note positive per il sistema universitario italiano, chiamato però a confrontarsi con sfide sempre più complesse sul fronte della ricerca, dei finanziamenti e dell’attrattività globale.