Tumore della prostata avanzato, uno studio presentato negli Stati Uniti evidenzia minori effetti sulla memoria con darolutamide

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Al congresso mondiale di Chicago una ricerca mette a confronto due trattamenti per la malattia avanzata: tra i relatori l'oncologo trentino Orazio Caffo

Per chi affronta un tumore della prostata in fase avanzata, non conta soltanto l'efficacia delle cure contro la malattia. Sempre più importante è anche l'impatto dei trattamenti sulla vita quotidiana. Da uno studio presentato al congresso mondiale di oncologia di Chicago arrivano ora dati che indicano come una delle terapie oggi disponibili possa avere effetti più contenuti su memoria e attenzione rispetto a un'altra cura ampiamente utilizzata.

La ricerca ha messo a confronto due trattamenti impiegati contro il tumore della prostata avanzato. Dopo sei mesi di terapia, i pazienti che avevano assunto darolutamide hanno mostrato un peggioramento più limitato delle capacità cognitive rispetto a quelli trattati con enzalutamide.

Gli aspetti presi in esame riguardano funzioni importanti nella vita di tutti i giorni, come ricordare informazioni, mantenere l'attenzione o gestire più attività contemporaneamente. Difficoltà in questi ambiti possono rendere più complesso seguire una conversazione, orientarsi negli spostamenti o partecipare alle decisioni sulle proprie cure.

«Il tumore della prostata colpisce ogni anno oltre 40mila uomini in Italia», sottolinea Orazio Caffo, associato di Oncologia all'Università di Trento e direttore dell'Oncologia medica dell'ospedale Santa Chiara di Trento. «Quando si sceglie una terapia per la malattia avanzata bisogna valutare non solo il controllo del tumore, ma anche le conseguenze sulla qualità della vita. Alcuni trattamenti, se assunti a lungo, possono influire sulle capacità cognitive e questo aspetto va tenuto in grande considerazione».

Secondo Caffo, i risultati presentati negli Stati Uniti mostrano un minore impatto di darolutamide sulle funzioni cognitive rispetto all'altra terapia analizzata. «Si tratta di uno studio importante – osserva – perché per la prima volta mette a confronto direttamente due trattamenti sotto questo profilo».

I dati sono stati resi noti da Bayer, l'azienda che ha sviluppato darolutamide. Secondo quanto evidenziato nel corso del congresso, il farmaco avrebbe un effetto più limitato sul sistema nervoso centrale rispetto ad altre terapie della stessa categoria, contribuendo così a preservare meglio alcune funzioni mentali durante il percorso di cura.