Pronto intervento sociale, il servizio diventa strutturale fino al 2029

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Provincia e Comune di Trento rinnovano l’accordo per il Prins: interventi 24 ore su 24 per persone senza dimora, minori e situazioni di grave marginalità. In quattro anni oltre 800 persone seguite nella fase sperimentale

Il Pronto intervento sociale (Prins) diventa un servizio strutturale e sarà operativo almeno fino al 2029. La Giunta provinciale ha approvato lo schema di accordo con il Comune di Trento che stabilizza la collaborazione tra le due istituzioni, dando continuità a un progetto nato in fase sperimentale grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L’intesa, del valore complessivo di 765 mila euro distribuiti su quattro anni, prevede una copertura finanziaria articolata: 127.500 euro nel 2026, 255 mila euro nel 2027, altrettanti nel 2028 e 127.500 euro nel 2029. L’obiettivo è garantire la continuità di un servizio attivo 24 ore su 24, sette giorni su 7, destinato a rispondere a situazioni di emergenza sociale sul territorio provinciale.

Il Prins interviene su attivazione delle forze dell’ordine o dei servizi sociali e opera in base alla gravità del caso e alla distanza geografica dall’area di Trento. L’équipe specializzata si occupa della valutazione immediata delle situazioni di criticità, dell’attivazione di misure di sicurezza quando necessarie e del coordinamento con la rete dei servizi territoriali, compresi quelli dedicati alla violenza di genere e alla presa in carico continuativa delle persone fragili.

Nel corso della fase sperimentale, avviata nell’estate 2023 e proseguita fino al 2024, il servizio ha gestito 453 richieste di intervento, con una media di circa 0,8 segnalazioni al giorno. Le attivazioni sono arrivate prevalentemente dalle forze dell’ordine, che hanno rappresentato circa due terzi dei casi, seguite dai servizi sociali.

Complessivamente sono state coinvolte 818 persone, in larga parte minori o nuclei familiari con situazioni di fragilità. Le emergenze hanno riguardato soprattutto minori non accompagnati, famiglie in condizioni di marginalità e casi di violenza o abuso. In oltre tre quarti degli interventi è stato necessario il trasferimento in strutture protette o l’attivazione di misure di sicurezza.

Dai dati raccolti emerge inoltre una distribuzione territoriale concentrata soprattutto nel capoluogo, con la maggioranza delle segnalazioni provenienti da Trento, Riva del Garda e Rovereto.

Con la nuova intesa, Provincia e Comune puntano ora a rendere stabile un modello di intervento che non si limiti alla gestione dell’emergenza, ma che consenta anche di monitorare l’evoluzione dei bisogni sociali e di valutare l’efficacia delle risposte offerte. Tra gli obiettivi dichiarati figurano la tempestività degli interventi, il miglior coordinamento tra enti e una più accurata analisi dell’impatto sociale ed economico del servizio sul territorio.