Caporalato e sfruttamento agricolo, anche il Trentino sotto la lente

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Solo 2.000 lavoratori stabili su 23.000 stagionali

Il rischio di caporalato e di sfruttamento eccessivo non risparmia nemmeno il Trentino, dove il settore agricolo si caratterizza per una frammentazione estrema e per la forte stagionalità del lavoro. Secondo Juri Frapporti, segretario della Flai Cgil del Trentino, la struttura produttiva locale – composta prevalentemente da piccole e piccolissime aziende – può facilmente diventare terreno fertile per pratiche illegali.

Sul territorio operano circa 11.000 aziende agricole, la maggior parte di dimensioni ridotte: mediamente uno o due ettari per azienda, spesso sparse tra le valli trentine. I lavoratori stabili sono appena 2.000, mentre gli stagionali arrivano a 23.000 nei picchi della raccolta, tra metà agosto e ottobre.

“Se i lavoratori non si rivolgono direttamente a noi, diventa complicato raggiungerli e proteggerli”, spiega Frapporti come riportato da Tgr Trento. Per il sindacato, rafforzare il ruolo degli enti bilaterali e creare un dialogo più stretto tra parti sociali potrebbe generare quella massa critica necessaria a garantire il rispetto dei contratti e ridurre i fenomeni di sfruttamento.

Il decreto flussi, troppo rigido e burocratico, secondo Frapporti favorisce indirettamente l'illegalità: “Su 100 immigrati che arrivano in Italia, solo 15 ottengono una regolarizzazione. Serve pensare a strategie alternative”, sottolinea.

Non mancano aziende corrette che collaborano con il sindacato, ma i casi di abuso non sono rari. L’episodio più recente risale all’estate 2024 a Baselga di Piné, quando due aziende frutticole furono denunciate grazie all’azione congiunta tra Flai Cgil e Guardia di Finanza, portando alla luce situazioni di super-sfruttamento dei lavoratori stagionali.

Il settore agricolo in Trentino vale quasi un miliardo di euro e, per il sindacato, garantire condizioni di lavoro regolari e trasparenti non è solo un obbligo etico, ma una necessità per la sostenibilità economica e sociale dell’intero comparto.