Suicidio assistito, scontro sul ddl popolare, Zanella: «Il testo deve arrivare in Aula»

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Zanella replica a Fratelli d'Italia: critiche all'ipotesi di ostruzionismo in Commissione e richiesta di garantire il voto

Si accende il confronto politico sul disegno di legge di iniziativa popolare relativo al suicidio medicalmente assistito. A intervenire è il consigliere provinciale Paolo Zanella, che contesta la posizione espressa da Fratelli d'Italia e chiede che il provvedimento venga portato all'esame dell'Aula senza rallentamenti procedurali.

Secondo Zanella, le obiezioni sollevate dal partito riguardano principalmente una questione di metodo, ossia la necessità di una normativa nazionale sul fine vita per evitare differenze territoriali nell'accesso a quello che definisce un diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale. Una posizione che, secondo il consigliere, rischia di nascondere una contrarietà di merito al provvedimento.

Nel suo intervento, Zanella evidenzia come il tema delle disparità territoriali venga richiamato in relazione al fine vita, mentre restano irrisolte, a suo giudizio, le profonde differenze tra le regioni nell'accesso alle cure sanitarie, fenomeno che alimenta da anni il cosiddetto turismo sanitario tra Sud e Nord Italia.

A sostegno della possibilità per le Regioni e le Province autonome di intervenire sul tema, il consigliere richiama inoltre la recente pronuncia della Corte costituzionale sulla legge toscana, nella quale viene ribadito che l'assenza di una disciplina organica statale non impedisce agli enti territoriali di esercitare le proprie competenze in materia di tutela della salute. Per Zanella, ciò legittima l'adozione di norme che regolamentino l'accesso alla procedura medicalizzata di assistenza al suicidio nei limiti fissati dalla Consulta.

L'altro punto contestato riguarda la prospettiva di un possibile rallentamento dei lavori in Commissione attraverso un numero elevato di audizioni. Pur riconoscendo l'importanza di ascoltare esperti e portatori di interesse, Zanella ritiene che il percorso non debba trasformarsi in uno strumento di ostruzionismo. Per questo chiede alla presidente della Commissione, Bosin, garanzie sui tempi dell'iter e sulla definizione di un numero preciso di audizioni, così da consentire il successivo voto in Commissione e in Consiglio.

«È una questione di rispetto nei confronti dei firmatari del disegno di legge», sottolinea il consigliere, ricordando la natura popolare dell'iniziativa.

Infine, Zanella evidenzia come sul tema non esistano schieramenti precostituiti tra maggioranza e opposizione. «Il Consiglio è composto da trentaquattro consiglieri e ognuno si assumerà le proprie responsabilità attraverso il voto», afferma, ribadendo la necessità che il confronto si concluda in Aula.