![]() Olivotto: «Chi sfrutta i lavoratori deve essere escluso dal mercato e perdere contributi e agevolazioni pubbliche» Oltre 21 mila lavoratori irregolari e un’economia sommersa stimata in circa 728 milioni di euro. Sono i dati elaborati dalla CGIA di Mestre su base Istat che fotografano la diffusione del lavoro nero in Trentino e che riaccendono il dibattito sulla necessità di contrastare con maggiore efficacia sfruttamento e illegalità nel mondo del lavoro. Secondo la UILA Trentino Alto Adige, dietro questi numeri si nascondono migliaia di persone prive delle tutele contrattuali, previdenziali e di sicurezza previste dalla legge. Una situazione che, oltre a penalizzare i lavoratori, alimenta fenomeni di concorrenza sleale e dumping contrattuale a danno delle imprese che operano nel rispetto delle regole. Il sindacato chiede un rafforzamento delle attività di controllo attraverso l’aumento del numero degli ispettori e interventi più incisivi nei confronti delle aziende che basano i propri profitti sulla violazione delle norme. In particolare, viene sottolineata la differenza tra le singole irregolarità amministrative e i casi di caporalato, considerati una forma organizzata e sistematica di sfruttamento della manodopera. «Le aziende condannate per caporalato devono essere escluse definitivamente dalla possibilità di fare impresa», afferma il segretario della UILA Trentino Alto Adige, Devid Olivotto. Secondo il sindacato, chi utilizza intermediari illegali per reclutare lavoratori, aggira contratti e contributi o trae vantaggio da condizioni di bisogno non dovrebbe poter continuare a operare sul mercato. Tra le proposte avanzate figura anche la revoca di contributi, incentivi e agevolazioni pubbliche alle imprese che impiegano lavoratori in nero, con l’esclusione dall’accesso a nuove risorse pubbliche per un periodo prolungato. «Non è accettabile che denaro pubblico finisca nelle mani di chi sfrutta i lavoratori e altera la concorrenza», sostiene la UILA. Il sindacato evidenzia inoltre come il fenomeno del caporalato non riguardi più soltanto il settore agricolo. Situazioni di intermediazione illecita e sfruttamento emergono infatti anche nell’edilizia, nella logistica, nei servizi e nel turismo. Da qui la richiesta di un maggiore coordinamento tra ispettorati del lavoro, forze dell’ordine e magistratura per contrastare il fenomeno lungo l’intera filiera produttiva. Per la UILA, la tutela del lavoro regolare rappresenta una condizione indispensabile per garantire dignità, sicurezza e concorrenza leale. Un principio che, conclude Olivotto, deve tradursi in regole certe: «La legalità non è un costo aggiuntivo per fare impresa, ma il requisito minimo per poterla fare». |
Caporalato e lavoro nero, la UILA chiede sanzioni più dure per le aziende
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