![]() Con l’aumento delle temperature cresce il confronto sulla tutela dei lavoratori esposti all’afa
Con l’aumento delle temperature cresce il confronto sulla tutela dei lavoratori esposti all’afa. La Cgil sollecita misure vincolanti, mentre l’amministrazione provinciale prepara nuove indicazioni operative senza prevedere stop obbligatori alle attività. Il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro durante le ondate di calore accende il dibattito in Trentino. Mentre gran parte delle regioni italiane ha già adottato provvedimenti specifici per proteggere i lavoratori esposti alle alte temperature, la Provincia autonoma di Trento prosegue sulla strada delle linee guida, escludendo per il momento l’emanazione di un’ordinanza che imponga limitazioni o sospensioni delle attività nelle ore più critiche. La questione è emersa con forza nel corso di un seminario dedicato al rischio climatico organizzato dalla Trentino School of Management. Secondo quanto emerso durante l’incontro, sono oltre ottomila gli operai che lavorano sul territorio provinciale e che potrebbero essere sempre più esposti agli effetti dell’innalzamento delle temperature legato alla crisi climatica. A livello nazionale, diciotto regioni hanno già introdotto nel 2025 misure specifiche per affrontare il problema. Il vicepresidente della Provincia e assessore allo sviluppo economico, Achille Spinelli, ha spiegato che l’amministrazione sta lavorando a una nuova versione delle linee guida, ritenuta più completa e in grado di rafforzare l’impegno istituzionale sul tema. L’obiettivo, ha precisato, è quello di aumentare la consapevolezza dei rischi connessi all’esposizione al sole e al calore, sia negli ambienti aperti sia negli spazi chiusi, attribuendo maggiori responsabilità e obblighi di attenzione a datori di lavoro e lavoratori. Le nuove indicazioni dovrebbero tenere conto delle diverse condizioni operative, comprese le fasce orarie della giornata, le differenti altezze dei cantieri e l’utilizzo di veicoli o mezzi meccanici. Un aspetto ritenuto importante riguarda anche la valutazione delle eventuali patologie pregresse dei lavoratori, che possono aumentare la vulnerabilità agli effetti del caldo. La Provincia, tuttavia, non intende introdurre vincoli orari o obblighi di sospensione delle attività in particolari aree del territorio. Una posizione che incontra la netta opposizione della Cgil, secondo cui il rischio è quello di scaricare eccessive responsabilità sui singoli lavoratori. Il segretario generale della Fillea Cgil del Trentino, Giampaolo Mastrogiuseppe, ha sostenuto che una strategia basata esclusivamente sulla consapevolezza individuale non rappresenta una forma adeguata di prevenzione. Secondo il sindacato, per garantire una reale tutela della salute e ridurre anche le possibili responsabilità penali delle imprese, sarebbero necessarie ordinanze che stabiliscano in modo chiaro quando le condizioni climatiche rendano impossibile lavorare in sicurezza. Tra le criticità evidenziate dalla Cgil vi è anche il sistema di monitoraggio meteorologico utilizzato come riferimento per la valutazione del rischio. Mastrogiuseppe ha osservato che le centraline di rilevazione presenti sul territorio sarebbero insufficienti rispetto all’estensione della provincia e ha inoltre sollecitato un collegamento più diretto con i servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Il confronto resta quindi aperto. Da una parte la Provincia punta su strumenti di prevenzione e sensibilizzazione; dall’altra i sindacati chiedono regole più stringenti per affrontare un fenomeno che, anno dopo anno, si presenta con crescente frequenza e intensità. Sullo sfondo rimane la sfida di conciliare continuità produttiva e tutela della salute in un contesto climatico sempre più estremo. |
Caldo nei cantieri, scontro in Trentino: sindacati chiedono un’ordinanza, la Provincia punta sulle linee guida
Read Caldo nei cantieri, scontro in Trentino: sindacati chiedono un’ordinanza, la Provincia punta sulle linee guida on Trentino24
