Cpr a Trento, negato l’accesso agli atti: “Gravissima mancanza di trasparenza”

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A presentare la richiesta sono stati gli attivisti di Cittadinanzattiva Aps e dell’Assemblea Antirazzista Trento. La motivazione del diniego? Si tratta di “un’opera destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale”

Continua senza sosta la mobilitazione degli attivisti contrari alla costruzione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Trento, previsto a Maso Visintainer, frutto dell’accordo tra il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

A riaccendere il dibattito, la mancata autorizzazione – da parte del Ministero dell’Interno, del Commissariato del Governo e della Provincia di Trento – di accedere agli atti relativi alla progettazione e realizzazione della struttura. La richiesta era stata presentata lo scorso 23 aprile 2026 da Cittadinanzattiva Aps e dall’Assemblea Antirazzista Trento supportati dagli avvocati Antonello Ciervo, Salvatore Fachile, Laura Liberto e Gennaro Santoro. Il motivo del rigetto? Il Cpr è classificato come un’opera “destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale” e in quanto tale, in materia di accesso civico generalizzato, equivale ad un “segreto di Stato”.

Classificare un centro di detenzione amministrativa alla stregua di un'installazione militare non è una scelta tecnica neutrale, bensì una scelta politica che sottrae deliberatamente al controllo pubblico un'opera che incide profondamente sul territorio, sull'uso del suolo, sulle risorse provinciali e sui diritti delle persone - compreso quello alla salute - che vi saranno recluse” hanno dichiarato le organizzazioni civiche. “Quel che è emerso è la delibera di Giunta n. 1626 del 24 ottobre 2025 e il testo dell'accordo Piantedosi-Fugatti. Un accordo che prevede la costruzione del CPR interamente a carico delle casse provinciali, e in cambio impegna il Ministero a dimezzare i posti di accoglienza sul territorio trentino da 700 a 350. Quello che rimane nell'ombra – i progetti tecnici, le valutazioni ambientali, i costi, le procedure di affidamento – è esattamente ciò che ogni cittadina e ogni cittadino di questo territorio, e non solo, hanno il diritto di conoscere”.

Questa decisione, secondo gli attivisti, è da ritenersi una “gravissima mancanza di trasparenza” anche alla luce dell’opacità tipica dei Cpr: luoghi, a loro dire, strutturalmente opachi e il cui accesso è negato a giornalisti e società civile e le cui problematiche relative alla violazione dei diritti fondamentali sono già emerse in più occasioni. “Ricordiamo – hanno aggiunto - che l’area individuata per la costruzione del CPR è stretta tra la tangenziale di Trento e l’autostrada del Brennero e in particolare il lato est è percorso per tutta la sua lunghezza da un metanodotto ad alta pressione”.

La battaglia contro la struttura, dunque, è destinata a proseguire. “I CPR non sono basi militari: sono luoghi in cui si detengono esseri umani, e per questo, pur ribadendo la nostra netta contrarietà, ci aspettiamo che siano perlomeno aperti al controllo pubblico, non schermati dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra” hanno concluso.