![]() Il Presidente della Provincia non esclude le dimissioni anticipate per correre alle Politiche
Maurizio Fugatti non chiude nessuna porta. Anzi, ne apre una che porta direttamente nella Capitale, senza però rinunciare alla chiave di Piazza Dante. Durante una recente seduta del Consiglio provinciale, rispondendo a un’interrogazione di Filippo Degasperi (Onda), il governatore leghista ha delineato uno scenario politico che intreccia scadenze elettorali e strategie normative. La strategia del "ponte" verso le Politiche Il bivio è chiaro: restare alla guida della Provincia di Trento fino alla naturale scadenza del mandato nel 2028, oppure dimettersi con sei mesi di anticipo per tentare la corsa al Parlamento nel settembre 2027. Questa seconda opzione, pur provocando la caduta anticipata del Consiglio provinciale, nasconde un vantaggio tattico non indifferente. Secondo l'interpretazione della legge elettorale citata da Fugatti: L'ineleggibilità: A differenza dei presidenti di Regione, i presidenti di Provincia devono dimettersi per candidarsi al Parlamento. L'azzeramento dei mandati: Una "pausa" parlamentare permetterebbe a Fugatti di aggirare il limite dei due mandati consecutivi. Il ritorno nel 2028: Dopo un solo anno a Roma, Fugatti potrebbe teoricamente ripresentarsi alle elezioni provinciali del 2028 (indette per allinearsi alla scadenza della Provincia di Bolzano), puntando ad altri dieci anni di governo. Tra incertezza e realismo "Deciderò quando sarà il momento. Ci sono variabili umane, personali e familiari che non si possono prevedere", ha dichiarato Fugatti. Il Presidente ha poi sottolineato che, mentre i colleghi governatori di Lombardia e Friuli Venezia Giulia (Fontana e Fedriga) possono candidarsi alle Politiche per "trascinare" il partito rimanendo in carica, lui sarebbe costretto a lasciare la poltrona anzitempo. Una disparità che Fugatti definisce "irrazionale", ma con cui deve fare i conti. Le reazioni delle opposizioni Non mancano le critiche durissime dai banchi della minoranza. Alessio Manica (PD) ha liquidato le parole del governatore come una "cortina fumogena", accusando Fugatti di dare priorità alle convenienze personali e di partito piuttosto che al bene dei cittadini trentini, costretti eventualmente a tornare alle urne a distanza di un solo anno. Mentre una parte della Lega sembra galvanizzata dall'idea di un Fugatti "senza confini", l'opposizione punta il dito sul rischio di instabilità istituzionale derivante da questo complesso schema di "vai e vieni" tra Trento e Roma. |
Il "grande salto" di Fugatti: Roma nel mirino, ma con ritorno a Trento nel 2028
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