La Cooperazione trentina vola a 4,6 miliardi: ora la sfida del voto per il nuovo vertice

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Dai mercati agroalimentari globali alle comunità energetiche, il colosso cooperativo si prepara all'assemblea

Un gigante economico radicato sul territorio ma capace di competere sui mercati globali. La Cooperazione trentina si presenta al cruciale appuntamento assembleare forte di numeri straordinari: un valore complessivo di 4 miliardi di euro (+2% su base annua), che sale a 4,6 miliardi se si includono i 610 milioni di margine di intermediazione delle Casse Rurali. Un comparto che garantisce occupazione a oltre 23mila dipendenti e che è pronto a rinnovare la propria governance in un clima di vivace confronto politico.

Il duello per la presidenza e la macchina del voto

L'assemblea elettiva vedrà il confronto diretto tra il presidente uscente Roberto Simoni e lo sfidante Renato Dalpalù, attuale numero uno del Sait. Al voto sono chiamate 419 realtà cooperative in rappresentanza di ben 330mila soci.

Il meccanismo di voto della Federazione non segue la regola del "una testa, un voto", ma assegna alle società socie un peso ponderato (da uno a cinque voti) basato sulle quote di capitale e sulla base sociale, per un totale di 793 voti esprimibili. Il futuro Consiglio di amministrazione sarà composto da 21 consiglieri più il presidente.

La mappa del potere assembleare

I pesi all'interno dell'assemblea riflettono le diverse anime del movimento cooperativo trentino:

  • Consumo: Rappresenta il pacchetto di voti più consistente con 206 preferenze (il 26% del totale).

  • Agricole: Seguono a ruota con 190 voti (21%).

  • Produzione, lavoro e servizi: Detengono 151 voti (19%).

  • Sociali e abitative: Contano su 143 preferenze (18%).

  • Credito (Casse Rurali): Pur disponendo del 31% del capitale sociale della Federazione, esprimono 63 voti (l'8% del totale).

L'agroindustria traina l'economia, frenata per il vino

Il pilastro economico della Cooperazione resta il settore agricolo, ormai evoluto in un vero e proprio network agroindustriale, capace di generare un fatturato di 1 miliardo e 129 milioni di euro.

Spicca in particolare il comparto ortofrutticolo (le celebri mele del Trentino), definito da Intesa Sanpaolo un distretto di eccellenza. Questo segmento ha registrato 609 milioni di ricavi (+5%) e un boom dell'export del 22% (pari a 150 milioni), di cui un decimo destinato ai complessi mercati del Medio Oriente.

Meno brillante il bilancio del settore vitivinicolo, che frena a 558 milioni di fatturato a causa dei dazi statunitensi e dei nuovi trend di consumo globali. Stabile invece il lattiero-caseario a quota 166 milioni.

Gli altri settori: consumo, sociale e servizi

Ottimi segnali arrivano dalla cooperazione di consumo, che nonostante la fuoriuscita di alcune Famiglie Cooperative verso il gruppo Dao, segna una crescita del 3,9% attestandosi a 407 milioni di euro.

In forte espansione anche i comparti della produzione e lavoro (+4,8%, 368,8 milioni) e dei servizi, che fanno balzare il proprio valore dell'11,5% raggiungendo i 112,4 milioni di euro. Infine, le cooperative sociali mettono a segno un fatturato di 289 milioni di euro, confermando l'importanza del welfare diffuso sul territorio trentino.