Trentino, tensione nella maggioranza sul futuro di Fugatti: “Porti a termine il mandato”

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Francesca Gerosa (FdI): no a elezioni anticipate e modifiche della legge elettorale. Nel centrodestra cresce il confronto sulla durata della legislatura

Si accende il dibattito politico in Trentino attorno al futuro della legislatura provinciale e al possibile percorso del presidente Maurizio Fugatti, tra ipotesi di dimissioni anticipate e scenari di un ritorno alle urne.

A intervenire con toni netti è Francesca Gerosa, assessora provinciale di Fratelli d’Italia con deleghe all’istruzione, cultura, giovani e pari opportunità, che auspica la conclusione naturale del mandato.

Confido che il presidente Fugatti porti a termine la legislatura – afferma –. Ci siamo presentati alle elezioni del 2023 con un programma preciso e serve l’intero mandato per realizzarlo”. Gerosa richiama inoltre la necessità di stabilità politica, sottolineando come un’eventuale doppia tornata elettorale in tempi ravvicinati sarebbe difficilmente comprensibile agli elettori e rischierebbe di pesare sul piano politico.

Nel suo intervento, l’assessora si dice inoltre contraria a ipotesi di modifiche normative per prolungare o ridefinire il ruolo della vice presidenza in caso di dimissioni del governatore, definendo tali soluzioni “non percorribili” e non rispettose del mandato espresso dagli elettori.

Il confronto si inserisce in un quadro più ampio di riflessione all’interno della maggioranza provinciale, dove diversi esponenti discutono della possibilità di una riforma della legge elettorale per evitare instabilità istituzionali e possibili elezioni anticipate.

Tra le posizioni emerse, quella del vicepresidente della Provincia Achille Spinelli, che richiama la necessità di evitare scenari che possano portare a due tornate elettorali in un anno, sottolineando la necessità di garantire continuità amministrativa.

Più prudente la posizione di altri esponenti della coalizione, che invitano a non modificare le regole in corsa e a mantenere l’attuale assetto fino alla scadenza naturale della legislatura, rimandando eventuali riforme a un successivo confronto politico.