![]() In discussione una possibile revisione delle tariffe lungo l’asse del Brennero basata sul principio “chi inquina paga”: l’associazione degli autotrasportatori avverte sui rischi per l’economia locale e propone esenzioni e reinvestimenti mirati Il dibattito sull’eventuale introduzione di un aumento dei pedaggi “ambientali” lungo l’Autostrada del Brennero torna a far discutere il mondo del trasporto merci in regione. In merito alla mozione in discussione nel Consiglio regionale, che richiama il principio del “chi inquina paga”, il presidente di FAI Conftrasporto Trentino Alto Adige, Andrea Pellegrini, esprime forte preoccupazione per le possibili conseguenze sulle imprese locali. Pur riconoscendo la necessità di proteggere ambiente e salute pubblica, Pellegrini avverte che un’applicazione uniforme delle nuove tariffe potrebbe avere un impatto pesante sull’economia del territorio. «Dobbiamo distinguere chiaramente tra chi attraversa il nostro territorio per scelta speculativa e chi lo fa per necessità vitale», afferma. Secondo quanto riportato, una quota tra il 22 e il 23% del traffico merci sulla A22 sarebbe composta da traffico di passaggio non legato al territorio, ovvero mezzi stranieri che deviano dai valichi di Tarvisio o della Svizzera per approfittare di tariffe più convenienti, finendo per saturare l’infrastruttura senza ricadute economiche locali. Diversa, secondo l’associazione, la situazione delle imprese di autotrasporto del territorio, che utilizzano l’asse del Brennero perché rappresenta un collegamento obbligato per le proprie attività produttive. Per queste aziende, l’autostrada non sarebbe una scelta economica, ma un passaggio necessario senza alternative praticabili. Le richieste degli autotrasportatoriFAI Conftrasporto Trentino Alto Adige propone alcune misure per rendere più equilibrata l’eventuale revisione dei pedaggi. Tra queste, una “tariffa residente”, cioè esenzioni o sconti per le imprese con sede in regione, e il reinvestimento di parte degli eventuali proventi in misure di sostegno al rinnovo dei mezzi e alla transizione verso veicoli meno inquinanti, come quelli di ultima generazione o a basse emissioni, oltre al potenziamento dell’intermodalità ferroviaria (il trasporto combinato strada-rotaia). «Un aumento lineare del pedaggio finirebbe per equiparare ingiustamente chi subisce la geografia del territorio a chi ne abusa per mero profitto», conclude Pellegrini. «La transizione ecologica deve essere sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per la sopravvivenza delle nostre imprese». |
Pedaggio ambientale sulla A22, preoccupazione delle imprese del Trentino-Alto Adige: FAI Conftrasporto chiede misure di tutela
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