![]() Tra le richieste dei manifestanti contratti stabili, salari dignitosi (il 70% è sotto gli 8 euro netti) e reinternalizzazione dei servizi culturali “La cultura non è un lavoretto”. Con questo motto venerdì scorso, 12 giugno 2026, le lavoratrici e i lavoratori della cultura – principalmente guide, personale educativo nei musei, bibliotecari e maschere teatrali – hanno preso parte ad un presidio a Trento, tra via Verdi e via Rosmini, organizzato da quattro categorie della Cgil – Funzione pubblica, Filcams, Slc e Nidil – in concomitanza con la mobilitazione indetta a livello nazionale. Al centro della protesta una quotidianità fatta di contratti precari e impropri, salari inadeguati e carenze di organico ai danni di operatori e operatrici giovani, spesso con titoli di studio elevato, che con le loro competenze tengono aperti musei, spazi archeologici, biblioteche e teatri: tutto ad una paga che, per il 70% del personale, non supera gli otto euro netti. “L’ampio numero di sigle sindacali coinvolte – precisa Cgil – è lo specchio della giungla contrattuale in cui sono immersi questi addetti: dipendenti pubblici, appalti, somministrazione, lavoro a chiamata e partite IVA. Tutti accomunati, però, da condizioni salariali e di lavoro inadeguate ai loro profili”. Da qui la richiesta di garantire una retribuzione equa per tutti e tutte, inclusi gli autonomi. In che modo? Con i contratti di filiera che restituiscano autorità alla contrattazione collettiva e la fine dell’uso improprio di contratti atipici. I sindacati puntano inoltre i riflettori sulla necessità di reinternalizzare i servizi culturali esternalizzati – bibliotecari, maschere, personale educativo nei musei – per superare la precarietà, l’iniquità e la discontinuità occupazionale. “Appalti e concessioni nei servizi culturali pubblici hanno distinto lavoratrici e lavoratori di serie A e di serie B, addetti che svolgono la stessa mansione ma con buste paga e diritti diversi al solo scopo di tagliare il costo del lavoro” hanno affermato in una nota. Di particolare rilevanza sono inoltre i temi di salute e sicurezza. “Le lavoratrici e i lavoratori precari dei settori della cultura sono i più esposti alle violazioni e dunque esposti a rischio” spiegano le sigle sindacali sottolineando che “pretendono che l’applicazione piena e uniforme della normativa in materia di salute e sicurezza anche nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori con contratti atipici, discontinui o autonomi, l'eliminazione del lavoro straordinario non retribuito come prassi strutturale e l'adozione di misure concrete ed esigibili contro ogni forma di discriminazione”. Il presidio si è concluso ponendo l’attenzione sul problema della carenza degli organici. “I tagli alla cultura hanno prodotto carichi di lavoro insostenibili e un eccessivo ricorso all’esternalizzazione. Anche in Trentino bisogna aumentare le risorse destinate al sistema culturale per riconoscere dignità e valore alle lavoratrici e ai lavoratori della cultura”. |
Precarietà e salari inadeguati. Lavoratori della cultura in sciopero: “Il nostro non è un lavoretto”
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