![]() Abitare. Prezzi alle stelle nei centri urbani, spopolamento e nuove strategie in cantiere In Trentino l’emergenza abitativa non riguarda più soltanto le grandi città, ma coinvolge ormai l’intero territorio provinciale, dalle località turistiche alle aree montane più periferiche. A tracciare il quadro è l’assessore provinciale Simone Marchiori, che descrive una situazione “composita”, caratterizzata da problemi differenti ma strettamente collegati tra loro. “Nei grandi centri urbani – spiega – i prezzi sono ormai schizzati alle stelle e manca disponibilità sia di immobili in affitto sia di abitazioni da acquistare”. Una dinamica che interessa anche le località turistiche, aggravata però dal fenomeno degli affitti brevi che, secondo Marchiori, contribuisce a “desertificare i centri abitati” e a spingere molte famiglie verso zone meno richieste. A questo si aggiunge la questione delle aree montane soggette a spopolamento: qui il costo degli immobili è inferiore, ma pesano la distanza dai servizi e gli alti costi di ristrutturazione. Per affrontare il problema la Provincia sta cercando di mettere in campo una strategia su più fronti. L’obiettivo è alleggerire la pressione abitativa sui centri urbani, incentivando al tempo stesso la permanenza e il trasferimento nelle vallate meno centrali. “Abbiamo ancora servizi di prossimità diffusi sul territorio – sottolinea l’assessore – e questo ci permette di rendere attrattive anche località più periferiche”. Tra le misure avviate c’è l’housing sociale, già sperimentato in Trentino con centinaia di alloggi realizzati lungo l’asta dell’Adige e nell’Alto Garda. Ora la sfida è estendere questi progetti all’intero territorio provinciale, comprese le aree turistiche e le comunità montane più fragili. Parallelamente la Provincia punta a rimettere sul mercato gli appartamenti sfitti e a rilanciare il ruolo delle cooperative edilizie. Un altro nodo centrale riguarda gli alloggi pubblici gestiti da Itea. “All’inizio del mandato – ricorda Marchiori – ci siamo trovati con circa 1.200 appartamenti non assegnati perché da recuperare”. Negli ultimi mesi la situazione ha iniziato a migliorare grazie a un’accelerazione nelle ristrutturazioni e nel reinserimento degli immobili nel circuito abitativo. “Nel 2026 dovremmo scendere sotto quota mille”, afferma. L’assessore insiste anche sulla necessità di un cambiamento culturale nel modo di concepire la casa pubblica. “Non può più essere vista come un alloggio assegnato per tutta la vita. Deve diventare uno strumento temporaneo di sostegno per chi attraversa un momento di difficoltà”. Secondo Marchiori una maggiore rotazione consentirebbe di aiutare più famiglie e di ridurre anche le inefficienze legate agli appartamenti troppo grandi occupati da nuclei ormai ridotti. Tra le iniziative più innovative spicca il progetto di co-living, sperimentato in località come Luserna e Canal San Bovo. Qui appartamenti pubblici inutilizzati sono stati messi a disposizione di famiglie provenienti da fuori provincia, interessate a trasferirsi in contesti montani e più vicini alla natura. Il progetto ha registrato numeri importanti: decine di domande per pochi alloggi disponibili e, soprattutto, risultati concreti nel medio periodo. “Le famiglie sono rimaste sul territorio – evidenzia Marchiori – e si sono integrate nelle comunità locali”. I nuovi residenti hanno contribuito a mantenere aperti servizi, scuole e spazi pubblici, partecipando anche ad attività di volontariato e associazionismo. A Canal San Bovo è nata persino una cooperativa di comunità che coinvolge abitanti storici e nuovi arrivati. Per l’assessore la risposta all’emergenza casa non può limitarsi a un solo intervento. “Serve un ventaglio di misure – conclude – perché il problema abitativo si risolve solo mantenendo vive le comunità, rendendo attrattive le valli e costruendo un equilibrio nuovo tra città e territorio”. L’assessore provinciale Simone Marchiori affronta anche il tema dell’autonomia trentina, di cui ha la delega in Giunta e che rappresenta uno dei pilastri storici del Partito Autonomista Trentino Tirolese, di cui è segretario politico. Secondo Marchiori il rischio più grande oggi è che il valore dell’autonomia venga dato per scontato, non soltanto dai giovani ma dall’intera comunità trentina. “Troppo spesso – osserva – si pensa che l’autonomia coincida solo con le risorse economiche, ma il vero concetto è quello dell’autogoverno”. Per l’assessore la specialità del Trentino non si misura soltanto nei fondi a disposizione della Provincia, ma soprattutto nella capacità di decidere autonomamente ciò che è meglio per il territorio. Marchiori respinge anche l’idea che i giovani siano disinteressati alla politica e all’identità autonomista. Porta come esempio le ultime elezioni comunali, dove un terzo dei candidati e degli eletti aveva meno di trent’anni. “C’è ancora attaccamento al territorio – spiega – ma bisogna trasmettere meglio il significato profondo dell’autonomia”. Nel ragionamento dell’assessore emerge una visione molto legata alla storia e alla cultura delle comunità alpine. L’autogoverno, sostiene, nasce dalla montagna e dalla necessità storica delle popolazioni locali di organizzarsi autonomamente per sopravvivere. “In montagna – afferma – non potevano esistere modelli come il latifondo o la servitù della gleba. Qui le comunità hanno sempre dovuto contare sulle proprie forze”. Un modello che Marchiori collega direttamente anche alla rete del volontariato trentino, dai vigili del fuoco volontari alle associazioni locali, considerate l’espressione concreta di una comunità che si mette a disposizione degli altri. Un concetto che, nella visione autonomista del PATT, di cui Marchiori è segretario provinciale, rimane centrale anche per affrontare le sfide future del Trentino. Valeria Marcato |
Marchiori rilancia la sfida della casa tra città, turismo e montagne spopolate
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