In Trentino il ddl popolare sull'educazione alla parità di genere arriva in commissione: 8.500 firme e audizioni a settembre

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Richiesti percorsi scolastici che non dipendano dal consenso dei genitori, in linea con la Convenzione di Istanbul

Il disegno di legge provinciale di iniziativa popolare sull’educazione alla parità di genere – per cui in Trentino sono state raccolte 8500 firme - è in discussione in V Commissione del Consiglio provinciale. Le prime audizioni dovrebbero svolgersi a settembre. Il ddl intende integrare la “Legge provinciale sulla scuola” del 7 agosto 2006 n. 5

Ieri mattina la Rete promotrice del ddl, costituita da diverse associazioni del territorio, ha dato un aggiornamento in conferenza stampa.

Siamo molto critiche rispetto al Ddl del ministro Valditara, approvato da poco in Parlamento, che va in direzione ostinata e contraria rispetto alle indicazioni europee e ai bisogni della società” hanno spiegato le realtà promotrici in conferenza stampa.

Paola Morini, dell’ Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne (OIVD). tra le prime firmatarie del ddl, spiega alla nostra redazione: “Preoccupa il fatto che venga subordinata all'assenso delle famiglie la possibilità di fare questa educazione. Questo non va bene, nel senso che la scuola deve fornire un percorso educativo per realizzare l'articolo tre della Costituzione e quindi rimuovere tutti gli ostacoli che possano frapporsi dal punto di vista della collocazione sociale, eccetera eccetera, alla formazione dei cittadini e quindi non va bene subordinare la scuola all'approvazione da parte dei genitori. I genitori hanno invece diritto ad essere accompagnati nella formazione e questa è la nostra proposta, cioè che anche alle famiglie sia fornito un servizio di aggiornamento e consulenza”.

La Rete è stata costituita da sei associazioni inizialmente (Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Coordinamento donne ANPI. Coordinamento donne ACLI, associazione ALFID - Associazione laica famiglia in difficoltà, Coordinamento Donne e Centro antiviolenza e l’ APS Ballerio). Hanno poi aderito alla Rete la Commissione Pari Opportunità del Consiglio Provnciale, l'Ordine degli psicologi, il movimento dei Focolari, il Laboratorio di educazione al dialogo di Villa Sant'Ignazio, e poi ancora Ageo,e Arcigay.

Il Riferimento fondamentale a livello europeo è la Convenzione di Istanbul (2011), ratificata in Italia con L. 77/ 2013, il trattato internazionale vincolante di più ampia portata per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.
“In essa si riconosce –
scrivono le proponenti - il ruolo chiave delle scuole nel contrasto alla violenza di genere. Con la previsione di obblighi generali in tema di prevenzione, con l’imposizione agli Stati di promuovere cambiamenti nei comportamenti socioculturali, eliminando pregiudizi e stereotipi (art. 12 c. 1) e con l’invito agli Stati ad intraprendere tutte “le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all'integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi” (art. 14 c. 1).
La prevenzione è quindi obbligo giuridico, non mera politica facoltativa”.

Le prime firmatarie della proposta: Paola Morini - Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne (OIVD), Maria Giovanna Franch - docente universitaria, esponente mondo della scuola, Marta Anderle - Coordinamento Donne ANPI, Paola Paolazzi - Coordinamento Donne - Centro Antiviolenza, Delia Scalet - Coordinamento Donne ACLI, Sandra Dorigotti - Associazione Laica Famiglie in Difficoltà (ALFID, Marcella Orru - APS Ballerio