Fondi europei per le lingue, Parolari attacca: «Così si penalizzano le scuole locali e la qualità della formazione»

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Interrogazione della consigliera del Pd del Trentino sul Catalogo lingue finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Nel mirino criteri di assegnazione, qualità didattica e ruolo delle piccole realtà locali

Quattro milioni di euro destinati alla formazione linguistica permanente rischiano di trasformarsi in un sistema che favorisce i grandi enti formativi a scapito delle piccole scuole di lingua radicate sul territorio. È la denuncia contenuta nell'interrogazione a risposta scritta presentata dalla consigliera provinciale del Partito Democratico del Trentino, Francesca Parolari, sulla gestione del “Catalogo lingue” finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) 2021-2027.

Secondo Parolari, le risorse stanziate per i corsi di tedesco e inglese sarebbero distribuite senza un'effettiva valutazione della qualità dell'insegnamento e dei risultati ottenuti dagli studenti. La consigliera punta il dito contro i requisiti richiesti per l'accreditamento provinciale, ritenuti particolarmente onerosi e tali da scoraggiare la partecipazione delle piccole scuole linguistiche storicamente presenti in Trentino.

Gli esiti delle assegnazioni, osserva l'esponente dem, mostrerebbero infatti come i principali beneficiari delle sovvenzioni siano grandi società di consulenza, enti consortili e strutture formative di dimensioni rilevanti, piuttosto che le realtà imprenditoriali locali specializzate nell'insegnamento delle lingue.

A preoccupare è anche quello che Parolari definisce un “paradosso strutturale”: nessuno dei soggetti assegnatari opererebbe direttamente come scuola di lingue. Le attività formative verrebbero spesso affidate a soggetti terzi o a singoli docenti attraverso contratti esterni, un modello che, secondo la consigliera, rischia di compromettere la continuità didattica e la costruzione di un patrimonio professionale stabile.

L'interrogazione raccoglie inoltre diverse segnalazioni provenienti dal settore. Tra le criticità evidenziate figurano l'utilizzo di materiali didattici considerati obsoleti, la formazione di classi eccessivamente eterogenee, calendari organizzati più in funzione delle esigenze amministrative che di quelle formative e modalità di erogazione online giudicate poco efficienti, con insegnanti collegati da aule fisiche prive di studenti.

Un ulteriore punto riguarda la composizione del Nucleo tecnico indipendente incaricato di valutare i progetti. Pur riconoscendo il valore accademico dei componenti, Parolari evidenzia come le competenze presenti spazino dalla sociologia alla psicologia del lavoro fino all'economia aziendale, senza che emergano specifiche professionalità nell'ambito della glottodidattica o della linguistica applicata.

Per la consigliera, il combinato disposto tra la concorrenza del catalogo pubblico e il ricorso alle deleghe operative da parte dei grandi enti accreditati starebbe mettendo in seria difficoltà le piccole scuole di lingua del territorio, già provate dagli effetti della pandemia, dalla diffusione della formazione online e dalle nuove tecnologie basate sull'intelligenza artificiale.

«Senza un intervento politico serio – sostiene Parolari – si rischia di compromettere definitivamente un mercato altamente specializzato e radicato sul territorio».

Attraverso l'interrogazione, la consigliera chiede alla Giunta provinciale se sia a conoscenza delle criticità didattiche e organizzative segnalate, quali strumenti vengano utilizzati per valutare concretamente la qualità dell'insegnamento e l'efficacia dei corsi, come venga giustificata l'assenza di competenze linguistiche specifiche all'interno del Nucleo di valutazione e quali misure urgenti si intendano adottare per sostenere e tutelare le piccole scuole di lingua trentine.