Autonomia, immigrazione e Olimpiadi: l’affondo di Ferrari sulla Giunta Fugatti

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L’intervista. La deputata del Pd critica le scelte della Provincia

Sara Ferrari, originaria e residente a Trento, è deputata per il Partito Democratico. Nell’intervista affrontiamo con lei alcuni punti di attualità per il territorio trentino.

Riforma Statuto di Autonomia: quali vantaggi porta? Ad esempio, su commercio e questione carnivori cosa dire? L’Autonomia potrebbe fare meglio sul fronte coesistenza, informazione, prevenzione sulla fauna?

Non è una vera riforma, non è il “terzo statuto”, non c’è la famosa “intesa”, che avrebbe dovuto consentire modifiche solo in accordo con Regione e Province. Il Presidente Fugatti da una narrazione entusiasta ma ha portato a casa meno di quel che racconta. Si rafforzano competenze già presenti. Sul commercio c’è stato un passo avanti riconoscendo competenza primaria ma restano limiti da norme europee e italiane su libertà d’impresa e concorrenza: le aperture delle attività commerciali potranno essere decise dalla PAT solo a determinate condizioni. Anche sulla gestione grandi carnivori ce la raccontano un po’. In realtà è stata inserita una competenza gestionale che la provincia esercitava già: il presidente poteva già fare ordinanze. Vigono sempre i trattati internazionali ed europei di tutela ambientale, che rimane principio statale. L’autonomia può sicuramente mettere meglio in campo strumenti di convivenza sostenibile.”

Cpr e immigrazione: come si potrebbe giocare la carta dell’autonomia?

Non posso pensare che il Trentino, per anni modello positivo d’integrazione, accetti un luogo di negazione dei diritti umani, gestito dallo Stato, che non è soluzione a problemi di sicurezza urbana. Il presidente Fugatti dice che il cpr andrà affiancato a “progetti di accoglienza e integrazione per chi rispetta le regole”. Due bugie in una: nei cpr finiscono anche persone che non hanno violato regole, magari hanno solo avuto un rifiuto all’asilo; ed è lui che ha cancellato corsi di italiano, assistenza sanitaria, inserimento lavorativo, concentrando le persone nel ghetto della Fersina, riducendo l’accoglienza, buttando persone in strada. Pensa di risolvere chiudendo 25 persone in detenzione amministrativa? Così si usa male l’autonomia, non si fa il bene della comunità.”

Buco da 300 milioni post Olimpiadi: che dire?

“Ci si augura un vantaggio per il turismo e visibilità internazionale ma al momento grava un impatto pesante sulla collettività trentina. La Provincia è costretta a sottrarre risorse pubbliche per circa 20 milioni di euro per contribuire a ripianare il debito della Fondazione Milano‑Cortina. Negli ultimi due anni in parlamento abbiamo denunciato la pessima gestione dell’operazione.”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di un “Patto con i sindaci” (declinato tutto sulla sicurezza): che rapporto serve fra governo centrale e amministrazioni locali?

Il patto tra Stato e Sindaci dovrebbe garantire il finanziamento dei servizi pubblici, che invece è stato progressivamente ridotto dal governo Meloni. Anche sul fronte sicurezza urbana, il governo si limita a fare propaganda della paura e leggi che aumentano reati e fronte punitivo, ma nulla per la prevenzione, non avendo previsto nemmeno la copertura del personale necessario.”

Dolomiti Energia e gestione idroelettrico da una parte, società partecipate dall’altra: dalla Val d’Aosta arriva un metodo diverso dalla quotazione in borsa: cosa ne pensa e come usare bene l’autonomia su questi dossier? Cosa pensa inoltre del referendum comunale sulla quotazione, proposto da Onda e altri soggetti politici cittadini?

La quotazione non c’entra con l’autonomia, è solo uno strumento di impresa. La Valle d’Aosta sta cercando di costituire una società totalmente pubblica che operi sul mercato. Noi ce l’abbiamo già, ed è pubblica per il 68%. Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia stanno cercando di andare verso il controllo pubblico della gestione dell’idroelettrico. La cosa più importante è individuare il modello che garantisca il maggiore controllo pubblico dell’utilizzo dell’acqua. La provincia ha questa competenza dal 1999 e dobbiamo preoccuparci che continui a esercitare il controllo pubblico sui vari utilizzi dell’acqua. Non credo proprio che l’investimento privato e l’aumento di partecipazione privata all’interno di uno schema di quotazione di mercato abbia come interesse finale la tutela dell’ambiente e il benessere di tutta la comunità trentina nei diversi usi dell’acqua, quanto invece necessariamente la massima resa economica. Sul referendum mi pare che la popolazione si sia già espressa 2 volte per il riconoscimento dell’acqua come bene pubblico e collettivo dunque non ho dubbi che lo farebbe un’altra volta.”

Maddalena Di Tolla Deflorian