Il punto di Giulia Bortolotti (Onda): “Una falsa soluzione”

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Secondo le critiche non risolve il nodo della sicurezza

È stato annunciato nelle scorse settimane l’acquisto, da parte della Provincia di Trento, dell’area di Maso Visintainer, la struttura pensata per ospitare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio voluta dalla Giunta Fugatti in accordo con il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Una decisione presa mesi fa e tutt’ora dibattuta e contestata da non poche realtà sociali. Sull’argomento abbiamo intervistato Giulia Bortolotti, consigliera comunale del Gruppo Onda, che si è detta “assolutamente contraria alla realizzazione del Cpr a Trento”.

Consigliera Bortolotti, secondo i promotori del progetto il Cpr serve a garantire maggiore sicurezza ai cittadini trentini. Lei invece sostiene il contrario. Per quale motivo?

“Il tema della sicurezza esiste e va affrontato con serietà. Tuttavia, il Cpr non è lo strumento adatto: è una misura amministrativa che limita la libertà personale di persone destinate al rimpatrio, non perché abbiano commesso reati, ma perchè si trovano in condizione di irregolarità. Devono essere identificate, ma le procedure sono spesso lunghe e complesse. Ci sono numerose criticità in termini di diritti umani, segnalate a livello europeo. Inoltre, la gestione è frequentemente affidata a soggetti privati, con rischi documentati di inefficienza e cattivo utilizzo delle risorse pubbliche”.

Quali alternative proponete per affrontare concretamente il tema della sicurezza e della vivibilità urbana?

“Servono due linee di intervento. Da un lato è necessario incrementare la presenza delle forze dell'ordine in città, che negli ultimi anni è diminuita. Dall’altro, bisogna investire in politiche serie di integrazione. Oggi molte persone, in particolare richiedenti asilo, si trovano senza un’adeguata accoglienza e sono costrette a vivere in strada, situazione aggravata dalla chiusura dei dormitori invernali. Sono queste dinamiche che generano disagio sia per loro che per i cittadini. Coloro che delinquono, invece, è giusto che affrontino la giustizia: per questo però basta applicare le leggi che già esistono, senza la necessità di realizzare un Cpr”.

A tal proposito, c’è chi sostiene che questo Cpr potrebbe essere “di eccellenza”, in grado di garantire le giuste condizioni agli utenti. Cosa ne pensa?

“Si tratta di una posizione paradossale. La privazione della libertà personale per chi non ha commesso reati è già di per sé problematica. Parlare di “eccellenza” in questo contesto appare come un ossimoro”.

Come affrontare il tema dei migranti economici, che non rientrano nei percorsi di protezione internazionale?

“In questo caso, il problema sta nel sistema normativo. Oggi non esistono canali regolari efficaci per entrare in Italia per motivi di lavoro; questo spinge molte persone a ricorrere alla richiesta di asilo politico come unica possibilità. Ne deriva un sistema inefficiente e ingiusto. Servirebbe, invece, elaborare dei meccanismi legali e funzionali per gestire l’ingresso lavorativo. È necessario poi considerare che l’Italia, così come il Trentino, sta affrontando un problema demografico con una conseguente carenza di manodopera: escludere a priori queste persone è una scelta miope”.

Virginia Revolti