Nascono le Cucine Popolari a Trento: «Non solo pasti, ma relazioni e comunità»

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Inaugurato nello Spazio Humus il nuovo servizio dedicato alle persone in difficoltà. Volontari al lavoro per offrire ogni sabato un pranzo e un’occasione di incontro

Un luogo dove trovare un pasto caldo, ma anche ascolto, compagnia e relazioni. È questo lo spirito che anima le nuove Cucine Popolari inaugurate negli spazi dell’ex convento dei Frati Cappuccini di via Laste, all’interno dello Spazio Humus.

L’iniziativa, sostenuta da un gruppo di giovani volontari, offrirà ogni sabato il pranzo a persone in condizioni di fragilità, con l’obiettivo di trasformare il momento del pasto in un’occasione di condivisione e socialità.

L’apertura, avvenuta in coincidenza con la Giornata mondiale del rifugiato, rappresenta un ulteriore tassello nella rete di servizi di solidarietà presenti nel capoluogo trentino.

Davanti a una cinquantina di partecipanti, la presidente di Atas Ets, Violetta Plotegher, ha evidenziato come lo Spazio Humus stia diventando sempre più un luogo di incontro e di scambio. Ha spiegato che il nome stesso richiama l’idea di un terreno fertile in cui possano nascere relazioni, legami e forme di benessere condiviso tra persone diverse per storia e provenienza.

Plotegher ha inoltre ricordato il valore storico dell’edificio che ospita il progetto. In passato, infatti, gli stessi locali accoglievano la Mensa della Provvidenza dei Padri Cappuccini, punto di riferimento per le persone più in difficoltà. Per questo motivo, ha sottolineato l’importanza di valorizzare uno spazio che rappresenta una parte significativa della memoria sociale cittadina.

Presente all’inaugurazione anche l’assessora comunale alle Politiche sociali, Giulia Casonato, che ha definito l’iniziativa un presidio contro la solitudine oltre che un servizio di sostegno alimentare. Secondo l’assessora, il valore aggiunto del progetto risiede proprio nella possibilità di creare momenti di incontro e di relazione attorno a un tavolo.

Grande entusiasmo anche nelle parole della vicepresidente di Cucine Popolari, Lauana Atkinson Alvares, che ha raccontato la nascita del progetto ispirato all’esperienza delle Cucine Popolari di Cesena. L’obiettivo è quello di recuperare alimenti provenienti dalla rete di contrasto allo spreco e trasformarli in occasioni di dialogo e inclusione, facendo della tavola un luogo di confronto e partecipazione.

Ogni dettaglio dello spazio è stato pensato per trasmettere accoglienza: dai piatti in ceramica tutti diversi tra loro, scelti per far sentire gli ospiti come a casa, ai tavoli realizzati grazie alla collaborazione con Punto d’Incontro Trento, fino alle tovaglie donate dalla famiglia Merz.

La vicepresidente ha inoltre sottolineato come il progetto sia nato esclusivamente grazie all’impegno dei volontari e alla disponibilità di chi ha creduto nell’iniziativa. Pur in assenza di risorse economiche significative, il gruppo è riuscito a trasformare un’idea in realtà grazie alla collaborazione e alla determinazione condivisa.

Proprio il lavoro svolto insieme nelle settimane precedenti all’apertura, tra sistemazione degli spazi e cene improvvisate a fine giornata, ha contribuito a creare quello spirito di squadra che oggi rappresenta uno dei punti di forza del progetto.

Le Cucine Popolari si propongono così non soltanto come una mensa solidale, ma come uno spazio aperto alla comunità, dove il cibo diventa strumento di inclusione e occasione per costruire nuove relazioni umane.