Il nuovo modello per l’integrazione lavorativa dei migranti

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Occupazione. Il progetto punta a rafforzare il dialogo tra istituzioni, Terzo settore e mondo economico

Filiera Trentino è un modo nuovo di affrontare in modo costruttivo e costruito “insieme” la relazione con le persone migranti in Trentino e la loro integrazione nel tessuto locale lavorativo.

È basato su un dossier scritto da esperti, con idee e buone pratiche e previo confronto con i soggetti interessati. La sua creazione ha coinvolto enti del Terzo settore, il Centro Euricse (UniTrento), e le categorie economiche dei settori industria, cooperazione, artigianato, commercio e altri.

Lo ha ideato e lanciato il Forum Accoglienza, Lavoro, Cittadinanza, costituito a marzo di quest’anno (15 realtà aderenti, compresa la Diocesi, che si occupano in vari modi di migranti).

I capisaldi sono creare una governance e strumenti di monitoraggio per l’integrazione lavorativa, ed avviare sperimentazioni controllate di formazione e inserimento al lavoro, sulla base di bisogni e proposte emersi dal confronto con le entità territoriali.

Giuseppe Marino, vicedirettore di Centro Astalli Trento e coordinatore editoriale del dossier, parte dalla descrizione dello strumento proposto (l’ “amministrazione condivisa”): “Filiera Trentino è uno strumento di governance come amministrazione condivisa, previsto dall'articolo 55 del codice del Terzo settore, che i comuni già utilizzano, ad esempio con i Patti di collaborazione. Il dossier presentato a maggio contiene idee e buone pratiche da mettere a frutto in una collaborazione pubblico-privato. Con questo metodo operativo a collaborare potrebbero essere comuni e Provincia, e dall'altro lato Terzo settore, privato sociale e mondo delle associazioni”.

“Lo abbiamo scritto - continua - attraverso diversi focus-group, con tante mani, calibrando gli equilibri, perché mettere insieme sguardi diversi richiede uno sforzo per cercare un terreno comune”.

Positivo il riscontro del presidente Confindustria Trento, Lorenzo Delladio: “Al di là di ogni propensione ideologica, abbiamo scelto di partecipare a questo tavolo perché abbiamo raccolto un bisogno reale. Le imprese trentine incontrano difficoltà nel reperire lavoratori, molto più rispetto alla media nazionale. È per noi importantissimo trovare soluzioni per integrare le persone migranti nel nostro sistema economico, a partire dal lavoro. Senza il loro apporto, per calo demografico e aumento dell’età media, il sistema rischia di non essere sostenibile. C’è poi un tema di coesione sociale: le nostre imprese sono comunità dentro la comunità, fanno un grande lavoro di integrazione. Da soli non possiamo far tutto: serve un territorio capace di fare davvero inclusione, a partire da lingua e cultura. Da questo tavolo sono arrivati spunti costruttivi che guardano alle effettive necessità economiche e sociali del Trentino. Dovranno seguire strategie operative che richiedono una presa in carico a livello di sistema. L’auspicio è che questo percorso sia messo a fattor comune con l’attività degli enti preposti favorendo dialogo e collaborazione tra enti del Terzo settore deputati alla prima accoglienza e istituzioni”.