Caldo e lavoro: la CGIL chiede ordinanze per fermare i turni nelle ore più calde

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Manuela Faggioni (CGIL) avverte: le linee guida non bastano, servono ordinanze che vietino il lavoro nelle ore più calde e misure contrattuali, abbigliamento rinfrescante, organizzazione adeguata.

Caldo e lavoro: quando le temperature salgono troppo (come in questi giorni, dove a Rovereto si toccano i 36 gradi, per citare solo un esempio), servono ordinanze, le Linee Guida da poco approvate dalla Provincia non bastano. Lo ribadisce la CGIL.

Se ne sta discutendo da anni, da quando il cambiamento climatico ha portato in dote giornateestive torride con maggiore frequenza eppure poco cambia.

Ne parliamo con Manuela Faggioni, referente Sicurezza e salute sul lavoro della CGIL: “Le linee guida sono un documento estremamente importante che andrebbe sicuramente valutato, utilizzato, ben studiato e messo in pratica da parte delle aziende e da parte dei lavoratori. Ma riteniamo che non sia sufficiente. Continuiamo a ritenere che un'ordinanza che vieti l'attività lavorativa nelle ore più calde della giornata sia l'unico strumento che garantisca per davvero l'applicazione reale della tutela nei confronti dei lavoratori. Garantisco che ci sono molti problemi, non soltanto nei cantieri all’aperto, nel lavoro di consegna dei rider, nella logistica ma anche nell'ambito dei lavori indoor, nei capannoni, negli ambienti lavorativi non climatizzati.

La Provincia e l'assessore Achille Spinelli insiste che da noi non servano ordinanze, ma riceviamo diverse segnalazioni dai lavoratori e bisogna capire che succederà sempre più spesso, col cambiamento climatico, eppure l’attenzione si presta solo nelle giornate di picco, poi si smette di parlarne. Invece dobbiamo prepararci per tempo, con contratti che modifichino gli orari di lavoro, vestiario rinfrescante, organizzazione adeguata”.