![]() Mentre a Onda viene vietato di filmare i propri interventi, la giunta usa il personale pubblico per alimentare i canali privati del primo cittadino
L’uso dei social network da parte di chi riveste cariche pubbliche dovrebbe seguire regole di trasparenza e assoluta imparzialità, ma a Trento le ultime vicende sollevano più di un dubbio sull'opportunità delle scelte della giunta. Il caso, esploso in Consiglio comunale grazie a una ferma protesta della consigliera di Onda Giulia Bortolotti, mette a nudo una gestione della comunicazione istituzionale che rischia di confondersi pericolosamente con la propaganda personale. Tutto nasce da una disparità di trattamento in Aula. Alla consigliera Bortolotti è stato infatti negato, da parte della presidente del consiglio Silvia Zanetti, il permesso di filmare con il proprio smartphone i personali interventi politici. Un divieto rigido che però, come sottolineato dalla stessa esponente di Onda, non sembra valere per tutti: al sindaco Franco Ianeselli la medesima possibilità era stata concessa in almeno due occasioni. Ma la vera nota dolente riguarda l'impiego del personale pagato dai contribuenti. Bortolotti ha denunciato che le riprese effettuate all'interno del Comune da dipendenti pubblici non vengono destinate ai canali istituzionali dell’ente, bensì finiscono direttamente sulle storie Instagram e Facebook personali del sindaco. Una pratica che, per la consigliera, rischia di far percepire la comunicazione istituzionale come promozione della figura politica. La difesa di Ianeselli è arrivata puntuale, ma appare decisamente debole: il primo cittadino ha rivendicato la scelta di comunicare la propria funzione tramite la pagina personale "con spunta blu" per garantirne la natura pubblica, confermando che i video sono realizzati da due dipendenti assunti appositamente per affiancare sindaco e giunta. Una giustificazione che non cancella la delicatezza etica della questione. Nella sua replica, infatti, Bortolotti ha sferrato l'affondo decisivo, non mettendo in dubbio la legittimità giuridica formale, ma contestando la sovrapposizione tra ruolo e persona: «La pagina della persona sovrappone la persona al politico». Esistono pagine dedicate del Comune di Trento. Sono soldi pubblici quelli che usiamo: il rischio è fare campagna elettorale con i soldi dei cittadini, e bisogna tenersene lontani. Di fronte a queste parole, l'atteggiamento della maggioranza lascia un retrogusto amaro. Il confine tra informazione ai cittadini e autopromozione politica non può essere aggirato a colpi di "spunte blu" e giustificazioni burocratiche. Quando si usano risorse e personale della comunità, la trasparenza dovrebbe essere impeccabile, evitando favoritismi e, soprattutto, l'ombra di una campagna elettorale permanente finanziata dalle tasche dei trentini. |
Dipendenti comunali per i social del Sindaco: lo strano concetto di "istituzionale" di Ianeselli
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