![]() Un uomo in carcere su disposizione del GIP di Trento. Secondo le indagini avrebbe gestito un sistema di reclutamento irregolare di braccianti, accompagnato da minacce, violenze e condizioni di lavoro degradanti Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Trento, su richiesta della Procura Distrettuale della Repubblica, ha portato all’arresto di un cittadino italiano di origine pakistana. L’uomo è indagato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata, lesioni personali aggravate e violenza o minaccia per costringere a commettere reati. L’operazione è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Borgo Valsugana e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Trento. Le accuse: un sistema di sfruttamento nel lavoro agricolo Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le condotte contestate sarebbero iniziate nel maggio 2025 e sarebbero proseguite senza interruzione fino all’esecuzione del provvedimento cautelare. L’indagato, già inserito nel settore agricolo, avrebbe organizzato un’attività di intermediazione illecita di manodopera straniera, principalmente cittadini pakistani impiegati in aziende vitivinicole del Trentino, soprattutto in vigneti e frutteti. I lavoratori, secondo l’accusa, sarebbero stati inseriti in “squadre di lavoro” impiegate anche in nero nei fine settimana e sottoposte a condizioni definite di sfruttamento: turni fino a 11 ore giornaliere, riposi non garantiti, pause ridotte e carenze nelle misure di sicurezza, in violazione della normativa sul lavoro. L’uomo avrebbe trattenuto una parte dei compensi orari versati dalle aziende agricole ai lavoratori, oltre a pretendere ulteriori somme per la propria mediazione e per servizi accessori, come il trasporto nei luoghi di lavoro. Minacce e aggressioni per il controllo dei lavoratori Il quadro investigativo descrive anche episodi di violenza e intimidazione. In un caso, un giovane bracciante sarebbe stato aggredito prima verbalmente e poi fisicamente da un gruppo di connazionali, secondo gli inquirenti su mandato dell’indagato, riportando lesioni con prognosi di 30 giorni. Un altro lavoratore avrebbe subito minacce, richieste estorsive e un’aggressione con spray urticante e forbici da potatura usate come arma impropria. Un testimone, presente a uno degli episodi, sarebbe stato inoltre minacciato con un coltello per impedirgli di riferire i fatti alle autorità. Pressioni, ricatti e lavoro irregolare Secondo quanto emerso dalle indagini, il sistema sarebbe stato basato anche su forme di coercizione psicologica: minacce rivolte ai lavoratori e ai loro familiari nel Paese d’origine per costringerli a lavorare anche nei giorni festivi e a non denunciare le condizioni di sfruttamento. In un episodio, dopo un infortunio sul lavoro, l’indagato avrebbe versato una somma di denaro a un lavoratore per coprire cure mediche informali, inducendolo a non segnalare l’incidente per evitare l’emersione delle irregolarità. Indagini in corso sulle aziende coinvolte Gli investigatori stanno ora proseguendo gli accertamenti per identificare ulteriori eventuali vittime e per chiarire la posizione delle aziende agricole che avrebbero impiegato la manodopera reclutata. Su disposizione dell’autorità giudiziaria è stata autorizzata la diffusione delle generalità dell’indagato per favorire l’emersione di eventuali altre denunce. |
Sfruttamento del lavoro e violenze nel settore agricolo: un arresto nel Trentino per intermediazione illecita e aggressioni
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