Dopo Adele Cobelli, il grido del ciclismo: “Basta morti sulle nostre strade”

Read Dopo Adele Cobelli, il grido del ciclismo: “Basta morti sulle nostre strade” on Trentino24

Federciclismo e associazioni chiedono un tavolo permanente e misure concrete

Adele Cobelli aveva solo 14 anni e un sorriso pieno di futuro: la sua tragica morte il 20 giugno per investimento stradale a Pressano di Lavis, sulle strade di casa, dove si allenava, ha segnato il terzo tragico incidente mortale sulle strade trentine dal 2024, ad uccidere un giovane atleta del ciclismo locale.

La giovane Sara Piffer era stata uccisa prima di lei, a gennaio del 2025, aveva 19 anni, mentre si allenava a Mezzocorona. Prima di loro, Matteo Lorenzi era stato investito e ucciso nel 2024 a Civezzano, a soli 17 anni.

Una sequenza che toglie il fiato. Rabbia e dolore sono emerse nelle reazioni di tutti, dalla politica, al mondo sportivo fino agli appassionati e naturalmente sui social da parte della popolazione, nei giorni seguenti alla morte della giovanissima Adele ma è tornato ad essere espresso anche e soprattutto il bisogno stringente di trovare soluzioni percorribili e di vedere quell’impegno spesso annunciato, per evitare queste morti assurde e ingiuste, questa vera e propria strage di giovani vite.

Da tempo Federiclismo, guidata in Trentino da Renato Beber, molto attivo nella sensibilizzazione e sempre accanto alle famiglie delle vittime, propone varie soluzioni, sia di carattere legislativo che tecnico.

Al centro dell’impegno di tutti, però, serve tanta educazione stradale, come prima cosa. Lo hanno ribadito ai media, nelle ore successive all’ultima tragedia di Adele Cobelli, anche i campioni del passato del ciclismo trentino, Gilberto Simoni e Maurizio Fondriest, entrambi impegnati nelle scuole e in eventi vari proprio sul tema del rispetto dei ciclisti. “Gli interventi strutturali non bastano” hanno sottolineato “serve andare oltre la mancanza di rispetto e oltre l’individualismo”.

Federciclismo ed altre organizzazioni legate alla ciclabilità, da tempo chiedono alla Provincia di istituire un Tavolo di confronto su questi temi, partendo proprio dal pacchetto di proposte già lanciate lo scorso anno nella manifestazione titolata “Sulla buona strada”, che si è ripetuta con successo a Trento anche a marzo di quest’anno. L’appello è dunque contro quella che è di fatto (e viene definita in questa concezione) una vera e propria violenza stradale. Oltre alla sicurezza, che è la priorità per tutti gli attori coinvolti, resta l’amaro in bocca anche pensando all’effetto di queste tragedie sui coetanei, come ci hanno detto esponenti del mondo del ciclismo: chi rassicura davvero adesso ragazze e ragazzi che hanno visto i compagni di squadra e passione morire così?

Fra le proposte che Renato Beber e gli altri portano avanti, c’è l’estensione delle cosiddette “bike-lanes” ovvero le righe bianche a lato strada che segnalano la distanza di sicurezza di un metro e mezzo da tenere da parte degli autisti rispetto a chi si sta muovendo in bici al loro lato, sensibilizzando al contempo gli automobilisti sulla coesistenza con i ciclisti, utenti “fragili” rispetto al pericolo di contatto con una vettura; e poi tanta educazione nelle scuole e maggiore disponibilità di più percorsi in sicurezza per chi si allena.

Inoltre il Trentino – è stato detto da molti – è terra di grande storia nel ciclismo e il numero di cicloturisti aumenta ogni anno, grazie a piste ciclabili diffuse e un marketing evidentemente efficace, ma questa attrattività crescente implica il dovere più grande di difendere i ciclisti residenti e quelli ospiti e di diffondere la cultura della sicurezza stradale come valore e anche come un marchio territoriale.

Maddalena Di Tolla Deflorian